Data versos

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E' una scelta sensata o rischio di ritrovarmi con un pugno di mosche in mano?

2020.10.21 23:34 GPenguin5 E' una scelta sensata o rischio di ritrovarmi con un pugno di mosche in mano?

A 19 anni ho scelto un corso di laurea non pensando realmente alle mie inclinazioni e qualità, ma orientandomi in base a ciò che mi potesse dare più sbocchi lavorativi. Ho portato a termine la triennale e dopo un anno di magistrale ho capito che, sebbene riesca a cavarmela, non sia quello che voglio davvero dalla vita.
Dopo un attento lavoro di introspezione, ho capito che quello che vorrei fare davvero è lavorare nell'ambito dell'Economia, nello specifico nel settore del commercio estero, sfruttando in contemporanea le lingue che sono un'altra delle mie passioni.
Pensavo quindi, mentre lavoro, di prendere una laurea triennale in economia e poi proseguire eventualmente con una magistrale in Bocconi (grazie ai soldi che metterò da parte), in modo da avere uno sbocco lavorativo effettivo.
Le mie domande sono le seguenti:
- E' sensato questo mio piano, considerando il fatto che finirò il tutto verso i 28-29 anni? - Quale indirizzo dovrei scegliere alla triennale? Posto che bene o male le materie fondamentali sono affrontate in tutti. Pensavo ad Economia e Commercio o ad Economia e Management. - Quale ateneo in Italia offre i migliori corsi in questo settore? Stavo dando un'occhiata a Bologna per ora. Fortunatamente il mio lavoro è full remote e posso gestirlo da qualunque città.
Sono una persona molto determinata, però non nego che data la situazione lavorativa italiana qualche paranoia ce l'ho. In extremis potrei pensare di cercare lavoro all'estero, ma per ragioni familiari preferirei rimanere in Italia. Non mi interessa fare necessariamente chissà quale carriera, però vorrei avere uno stipendio dignitoso facendo contemporaneamente qualcosa che mi piace molto.
Grazie mille a tutti.
submitted by GPenguin5 to Universitaly [link] [comments]


2020.10.09 20:01 RedditItalyBot Blob - di tutto, di più * 09/10/20

Blob è una rubrica di italy: ogni sera postiamo un mix di thread diversi.
Ci troverai: thread rimossi nella giornata che magari sono interessanti, i principali contenuti da altri sub in lingua italiana, i thread del passato.
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2020.10.07 20:40 Kylowanker Selling an ultrasabers azure dorinian.

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2020.10.05 20:01 RedditItalyBot Blob - di tutto, di più * 05/10/20

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2020.10.03 02:50 MaximusAugustus 2 de Octubre lo escribe un médico que estuvo presente.

CONMEMORACION DEL 68 ¿Cómo conmemorar el 2 de octubre, a 52 años de los hechos? Ha pasado mucho tiempo, pero pareciera que la historia no cambia. Hemos visto en más de una ocasión a los estudiantes en las calles exigiendo lo mismo: la democratización del país, exigiendo libertad, exigiendo justicia.. Ya sea que hayamos estado presentes o ausentes en los acontecimientos de 1968, nuestros pensamientos acerca de aquel año se basan tan sólo en una parte de lo acontecido: en aquella de la que estamos enterados, en la que alcanzamos a recordar, en la que nos tocó vivir o en la que nos contaron o sobre la que pudimos leer o estudiar. A 52 años de estos sucesos, obligo a mi memoria, rasco en el baúl de los recuerdos, intento explicaciones y definiciones, en fin… exorcizo a mis fantasmas. A lo lejos, veo todavía varias figuras, como la del Che Guevara, que ahora es hasta marca registrada. ¿Cuántos años debo tener para ser veterano del “2 de OCTUBRE NO SE OLVIDA”? Más de 70 y tengo que aceptar que formo parte de una generación desgastada por el paso del tiempo.
A 52 años del movimiento, el “2 de octubre no se olvida”, sigue presente en la memoria colectiva, pero sobre todo en la de los que fuimos protagonistas, quienes recordamos las descargas de adrenalina que nos producían realizar pintas nocturnas o el terror que sentimos al correr tras de nosotros soldados con bayoneta calada, ó cuando las balas silbaban sobre nuestras cabezas en Tlatelolco. “UN INSTANTE QUE PASA, IMÁGENES QUE CAEN DESDE EL SILENCIO, VOY CORRIENDO, ME ESCAPO DE LAS BALAS QUE CRUZAN LA EXPLANADA DE TLATELOLCO, LOS SOLDADOS EMPUJAN, LOS JÓVENES SUBEN A LOS CAMIONES DEL EJÉRCITO, LA SANGRE MANCHA EL PISO, EN LA VELOCIDAD DE LA CARRERA SALVAMOS EL PELLEJO”. El 68 me marcó para siempre. No vi, o no quise ver en él, un movimiento revolucionario sino una rebelión libertaria. Un rechazo radical a un gobierno y un régimen despótico, petrificado, creyente de su propia propaganda y su verdad única. Sí, han pasado 52 años y como si lo trajéramos tatuado debajo de la piel el “NO SE OLVIDA”. Y este “No se olvida” es patrimonio nacional. No lo olvida el medio millón de estudiantes que lo vivimos, pero tampoco lo olvidan mis hijas que llegaron a la vida a muchos años de que el movimiento estudiantil se hubiera extinguido. Y generosamente no lo olvidan muchos jóvenes que se aventuran cada año a realizar una marcha en estos días en muchas ciudades del país. Tlatelolco es un sitio emblemático para las memorias en México, un referente histórico, “no como descripción fiel de un hecho histórico o una verdad cultural… sino, como construcción imaginaria que sirve para crear lazos entre pasado y presente, donde se están revisando, revelando y conectando entre sí –o incluso borrando—las huellas y marcas del pasado desde los intereses del presente”.
El 2 de octubre no se olvida”, reza la máxima, ya clásica, que recuerda el día en que cientos de jóvenes, nunca se sabrá cuántos, fueron abruptamente despojados de la vida y de los sueños que hacen a una generación. Año con año, cincuenta y dos ya, la matanza de estudiantes en la Plaza de Tlatelolco cierra el ciclo en el que un movimiento social de clase media nos atrevimos a desafiar al sistema político autoritario que comenzaba su transformación hacia una liberalización forzada y recordamos, de manera reiterada, la existencia de un modus operandi que se niega a morir.
La memoria de esa misma matanza, abrió en términos reales y simbólicos, la persistente exigencia de justicia que no se agota en la conmemoración de un cincuenta y dos aniversario, sino que se extiende a lo largo del tiempo en una suma de agravios, tan viejos y nuevos como el 68: Acteal, Atenco, Ayotzinapa, Tlatlaya…
Para quien no conoce el lugar, la Plaza de las Tres Culturas, está enmarcado por unas ruinas arqueológicas del pasado pre-colonial, marcado con una placa en la que se lee:
“EL 13 DE AGOSTO DE 1521 HEROICAMENTE DEFENDIDO POR CUAUHTEMOC, CAYÓ TLATELOLCO EN PODER DE HERNÁN CORTÉS. NO FUE TRIUNFO NI DERROTA, FUE EL DOLOROSO NACIMIENTO DEL PUEBLO MESTIZO QUE ES EL MÉXICO DE HOY”.
Además de esta placa, existe una Estela (1993) alusiva a los sangrientos hechos de ese 2 de octubre y que al final de una lista de nombres de los fallecidos, existe un fragmento de un verso alusivo de Rosario Castellanos, que dice:
“¿QUIÉN? ¿QUIENES?: NADIE, AL DÍA SIGUIENTE: NADIE; LA PLAZA AMANECIÓ BARRIDA; LOS PERIÓDICOS DIERON CÓMO NOTICIA PRINCIPAL, EL ESTADO DEL TIEMPO Y EN LA TELEVISIÓN, EN EL RADIO, EN EL CINE, NO HUBO NINGUN CAMBIO EN EL PROGRAMA, NINGUN ANUNCIO INTERCALADO, NI UN MINUTO DE SILENCIO EN EL BANQUETE”
En la misma plaza está la iglesia de Santiago Apóstol, que data del siglo XVI y remite a un pasado de dominación y “esplendor” (iglesia que sufrió daños importantes en el terremoto de septiembre de 2017), y rodea la plaza, un complejo habitacional y de edificios públicos construido un par de años antes, a comienzos de la década de los sesenta, para ser el símbolo y la marca de un México moderno, pujante, orientado al futuro.
Ese era el sitio de la concentración estudiantil. Y ese fue el lugar de la masacre, con un número nunca definido de muertos, cientos de heridos y más de mil detenidos. Plaza que fue barrida y limpiada al día siguiente, para preparar a la ciudad para la inauguración de los Juegos Olímpicos unos pocos días después, bajo el ahora irónico nombre “Olimpíada de la Paz”.
La memoria colectiva mantiene vivo aquello que recuerda y no sólo su recuerdo. No se trata sólo de que el movimiento del 68 no se olvide, sino de que no termine, que siga adelante, lo cual, por lo demás, es también lo que ocurre cuando los estudiantes salen cada año, a las calles a corear, cada año: “¡2 de octubre no se olvida!”. Los estudiantes que éramos en aquel entonces, no olvidamos el 2 de octubre, porque seguimos luchando desde diferentes trincheras, por lo mismo que se luchaba ese 2 de octubre. Y seguimos luchando por lo mismo porque no se ha conseguido. La tragedia de Tlatelolco ronda en la memoria después de más de medio siglo. En la niebla del fin y el inicio de profundos cambios culturales y políticos, queda ese año que hoy recordamos. Hay cambios muy visibles en el país, pero, de forma paradójica, también hay inercias que se repiten.
La organización social se ha multiplicado y pasamos de una estructuración corporativa a un clientelismo generalizado. Sin embargo, este tránsito ha tenido enormes fracasos: el sistema partidista se convirtió en una partidocracia. La representación popular en el Congreso de la Unión sufrió un enorme vaciamiento. El reparto de recursos federal ha conducido –en muchas ocasiones– a una enorme corrupción y a una ausencia de contrapesos. El modelo económico ha producido una sociedad polarizada con una pobreza sistemática y una enorme desigualdad que no se han modificado en los últimos 20 años. Por décadas, se pensó que el fantasma del 68 rondaba la mente de los presidentes de la República de manera que éstos no se atrevían a reprimir a ningún grupo social en la magnitud que se hizo con los estudiantes en 1968. Sin embargo, a la luz de los últimos sexenios es posible afirmar que dicho temor se ha disipado o, por mejor decir, que nunca ha cesado la tentación autoritaria, sino que ha moderado su intensidad, teniendo puntos altos que han mostrado de nuevo en su plenitud el rostro autoritario de un régimen que poco a poco se hunde, pero que aún tiene la fuerza suficiente para someter a grupos específicos de la sociedad civil.
El ‘ya basta’ que la ciudadanía expresó en las urnas hace un par de años, apunta a la modificación urgente de un modus operandi que agotó su última justificación y que no puede seguir operando en una sociedad que se pretende democrática.
A medio siglo de los trágicos eventos acontecidos en la Plaza de las Tres Culturas, cabe detenernos un momento para reflexionar sobre el papel del Estado mexicano con relación a la verdad histórica de aquella funesta noche. ¿Fue develada debidamente la verdad de los acontecimientos?, ¿fueron los actores intelectuales y perpetradores llevados ante la justicia?, ¿cuál fue la consecuencia de las soslayadas omisiones en nuestra actual realidad nacional?
Las respuestas están al alcance de la mano. Y es que con indagar superficialmente en lo relativo al seguimiento ministerial y judicial de los acontecimientos del 68, nos encontramos no solamente con omisiones relativas a la investigación de los hechos, sino con pactos políticos, abstenciones de difundir los informes formulados, y una evasión de los ocho titulares del Ejecutivo federal postreros en rendir una indispensable disculpa pública.
Los años pasan y los estudiantes siguen saliendo a la calle, puntualmente, cada 2 de octubre, demostrándonos una y otra vez, cada año, que el 2 de octubre no se olvida, que su recuerdo insiste y resiste, que la memoria colectiva persiste y consigue atravesar las generaciones. Tenemos, pues, una perseverancia trans-generacional del 68 mexicano. Esta perseverancia es una forma simbólica de subsistencia del estudiantado que nos movilizamos en 1968 y que fue atacado en Tlatelolco.
No es el deseo de venganza lo que nos mueve. Ni quienes vivimos y sufrimos aquella tarde terrible. Es el anhelo de justicia lo que nos impulsa, es la idea permanente en nuestras almas de que ¡nunca más haya un 2 de octubre, ni cárceles clandestinas, ni torturados, ni miles de desaparecidos. Queremos que la justicia vuelva su rostro hacia nosotros, que se arranque la venda de los ojos y contemple todo el mal que nos han hecho y los años de su ausencia transcurridos. Actualmente, las protestas y las consignas no son tan distintas, seguimos luchando por las mismas cosas porque, tal vez, nos siguen gobernando los mismos manes culpables del 68, del 71, de Acteal, de Atenco, de Tlatlaya, de la guardería ABC, de Ayotzinapa… Y la verdad es que seguimos luchando por las mismas cosas …¿Cómo nos podríamos olvidar?
En 52 años todo ha cambiado, para que todo siga igual, según la óptica que se elija. Y aunque parece imposible a estas alturas un episodio como el que se conmemora, vale la pena no olvidar —como no se olvida el 2 de octubre— que esa política de terror falló: que todos fallaron.
submitted by MaximusAugustus to mexico [link] [comments]


2020.09.30 17:58 Pyrasia Quale prestito vantaggevole contrarre per sopperire a rate condominiali arretrate?

TL;DR in fondo.
Salve ItaliaPersonalFinance,
so che su questo subreddit i discorsi sono più orientati verso investimenti, trading, indici o finanziamenti per attività finanziarie diverse dai mercati, tuttavia mi servirebbe una mano e ho pensato che i meglio informati in merito frequentino proprio questo sub!
La situazione è la seguente (scenderò nel privato ma per comprendere mi serve farlo):
da poco mio padre è uscito di fatto dal nostro nucleo familiare, così da non contribuire più al mantenimento delle spese relative a casa, mutui, prestiti vari e altre spese di mia madre e di me e mio fratello.
Mia madre ha un debito con l'amministrazione condominiale di ~6000€ che dovrebbe pagare, dato che sono bollette arretrate, nell'immediato, prima che l'amministratore chiami l'avvocato e ci vengano addebitata anche quella spesa.
Visto che i soldi del suo stipendio bastano solo e soltanto ad affrontare le spese mensili del nostro nucleo da 3 persone e le spese per prestiti già contratti e bollette varie, mia madre pensava di contrarre un debito, da estinguere sulla lunga durata, per ripagare gli arretrati delle bollette condominiali.
Ora la convincerò a contrattare con l'amministratore e vedere se si può estendere la data per il pagamento degli arretrati, così che lei risparmi qualcosa per estinguere parte del debito, ma resta il fatto che la somma rimanente, immagino intorno ai 4500/5000€ saranno da versare entro un mese e meno.
Pertanto, conoscete qualche opportunità presso banche e istituti, fisici o online, per prestiti sufficientemente vantaggevoli?
È una situazione pessima, al disagio emotivo ora si aggiunge il peso del disagio economico, per cui ogni aiuto è ben voluto! Scusate lo "sfogo" e grazie in anticipo.
.
TL;DR: mia madre ha un debito da 5000€ da estinguere nell'immediato e non ha fonti da cui attingere capitale, quale prestito potrebbe essere conveniente in questa situazione?
submitted by Pyrasia to ItaliaPersonalFinance [link] [comments]


2020.09.27 14:54 lukeSky09 Magistrale a 30 anni o Master/Corsi professionali?

Ciao a tutti, forse è una domanda trita e ritrita ma, online, nonostante la presenza di innumerevoli domande simili, non ho trovato risposte/consigli. Spero di fornire anche un aiuto ad altri che, come me, si trovano in una situazione simile.Parto subito dicendo che non sono in ritardo con gli studi. Nel mio percorso ho fatto tre anni di Accademia di Belle Arti, corso di nuove tecnologie per l'arte. Dopo questi tre anni ho deciso che la cosa migliore da fare per me, era costruirmi un solido cv e fare esperienza. Sarà un pregiudizio mio forse, ma siccome internet pullula di post inutili sull'utilità o meno di certe lauree/corsi, dico subito che non mi interessa ricevere commenti di questo tipo, fuori luogo e offensivi. Quello che posso dirvi è che ad oggi (da più di 6 anni), per mia scelta (e cioè non data dalla situazione del mondo del lavoro) sono libero professionista nel settore digital (sviluppo - soprattutto front-end -, consulente digital marketing, formazione...sono abbastanza multidisciplinare). Come lavoro, in particolar modo quest'anno, tutto sta andando piuttosto bene e ne sono felice.
Fatta questa premessa, in me rimane sempre il cruccio di non aver finito il mio percorso di studi.Ho escluso da subito l'accademia, non ci sono corsi che reputo interessanti e ho pensato all'università. Inizialmente pensavo di non potervi accedere ma poi ho scoperto il corso di teoria e tecnologia della comunicazione alla bicocca di milano. Un corso teorico e pratico, con materie a mio modo di vedere interessanti. Mi sono iscritto e sono stato ammesso dopo un colloquio e un attento esame del mio percorso personale. Durante il colloquio però mi è stato detto chiaramente che è un percorso molto pratico e pesante, che non si sposa bene con chi ha già impegni lavorativi. Questo mi ha portato a riflettere sul fatto che effettivamente, potrei avere qualche problema con il tempo da dedicare al corso. Ero convinto ci fossero "aiuti" per gli studenti lavoratori ed invece, nulla, con mia grande delusione. Nonostante ci sia un solo corso obbligatorio, per gli altri corsi il docente può prendersi la libertà di abbassare o alzare il voto a seconda della presenza o meno in aula. Per quanto un libero professionista possa organizzarsi autonomamente, ci sono periodi in cui si è (per fortuna) impegnati full time e se le cose vanno bene, è quasi sempre così.Va da se che dopo aver capito questo mi son ritrovato ad avere seri dubbi sul da farsi. Inoltre non sono di Milano, ma di Brescia. Non è lontanissima ma i continui spostamenti non mi aiuterebbero sicuramente con il lavoro che, credetemi, non è vero che si può praticare ovunque solo perché digital.
In primis mi domando se a questo punto ne vale veramente la pena. Non posso rischiare di buttare all'aria rapporti di lavoro faticosamente ottenuti negli anni per un mio desiderio personale.In secondo luogo, mi domando se effettivamente questo corso magistrale mi potrebbe aiutare ad avere qualche "arma" in più a livello lavorativo, visto il settore in costante mutamento. A me interessa per il discorso insegnamento, visto che da quando ho scoperto il mondo della formazione ho capito che mi piace molto insegnare. Ripeto di nuovo che non mi interessa sapere se questo corso vi piace o meno...a me sinceramente interessa ma son preoccupato dai problemi logistici, come ho scritto.
Ho provato a valutare altre università, anche telematiche ma sinceramente non trovo nulla di interessante...telematica sarebbe il massimo, in quanto riuscirei veramente ad organizzarmi con il lavoro, ma sinceramente non saprei se fidarmi o meno e soprattutto di quale istituto\ente.
Rimane comunque il fatto che come professionista avrei necessità di aggiornarmi e quindi potrei considerare anche l'idea di frequentare un master (online o part time) o comunque corsi professionalizzanti (temi di sviluppo web o digital mktg) che rilascino però un certificato valido... l'idea sarebbe qualcosa di simile al corso universitario sopra citato. Anche approfondire il discorso sviluppo verso un full stack più completo non mi dispiacerebbe ma online c'è veramente troppa "roba" e in questo momento sono davvero, davvero confuso :(...
Voi cosa fareste o meglio, che consigli mi dareste? Sulla base magari di qualche vostra esperienza...Anche per eventuali corsi/master, visti i miei problemi di tempo, per cosa potrei optare? Chi offre veramente un corso valido tra i tanti che si trovano? Io credo di avere l'esperienza dalla mia parte, ma ragiono sempre che se un domani dovessi aver la necessità di cercare un lavoro come dipendente mi piacerebbe avere anche carte in più da mostrare...e poi rimane sempre il piacere di apprendere.
Vi ringrazio per eventuali consigli!
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2020.09.22 00:45 boinabbc [HIRING] Data Scientist at Snam in 20097 San Donato Milanese

Snam is searching for a Data Scientist in 20097 San Donato Milanese with the following skills: SAS, Machine Learning
Snam è la principale utility del gas in Europa. Da più di 75 anni garantiamo la sicurezza energetica ed oggi siamo protagonisti della transizione europea verso fonti energetiche più pulite... apply or read more here: https://www.datayoshi.com/offe495070/data-scientist-snam
submitted by boinabbc to jobbit [link] [comments]


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2020.09.20 14:14 wristwatchsale QUAL È IL ROLEX MENO COSTOSO?

QUAL È IL ROLEX MENO COSTOSO?
Rolex è l’orologio di lusso più conosciuto al mondo e il primo marchio di orologeria svizzera nel 2019.
Se chiedi a qualcuno che incontri per strada chi è Replica Watches nove su dieci ti saprà rispondere, ma la percezione che hanno la maggior parte dei consumatori è che i segnatempo coronati siano sinonimo di orologeria ai vertici, quando in realtà lo sono ma per la qualità che peraltro bisogna ammettere è difficile da raggiungere a questi livelli.
Nonostante le strategie di cent’anni fa del fondatore Hans Wilsdorf sarebbero oggi ancora più che vincenti, la notorietà del marchio non è frutto di piani di marketing ma di fatti che la storia dell’orologio riporta senza possibilità di fraintendimenti.

https://preview.redd.it/a134xit2oao51.jpg?width=1080&format=pjpg&auto=webp&s=badb2e1ebefaf133af8181990a1511b23a2403b5
Ricordiamo insieme alcune pietre miliari:
·1910: agli inizi Rolex si concentra sulla fattura dei movimenti e nel 1910 fa segnare il primo orologio da polso a ricevere il certificato svizzero di precisione cronometrica rilasciato dal Bureau de contrôle de la marche des montres du Bienne.
·1926: Rolex crea l’ermetica cassa Oyster che equipaggerà il primo orologio veramente resistente all’acqua e alla polvere. L’anno dopo un Rolex Oyster indossato dalla giovane nuotatrice Mercedes Gleitze attraversa Il Canale della Manica rimanendo a bagno per oltre 10 ore senza riscontrare il minimo problema.
·1931: La Maison introduce l’Oyster Perpetual con il movimento Perpetual e lo brevetta. È il primo meccanismo di ricarica automatica con rotore Perpetual che ha ispirato molti movimenti automatici dei nostri giorni.
·1945: Nasce il Datejust, primo orologio da polso automatico certificato cronometro impermeabile al mondo ad indicare la data all’interno di una finestrella sul quadrante. Completato da un bracciale Jubilé, con il Datejust la marca finalmente concretizza la visione centrale di Wilsdorf: offrire un orologio preciso e affidabile da non togliere mai, neppure mentre si fa la doccia.
·1953: È l’anno più prolifico della storia di Rolex. In quel periodo il marchio inizia a dirigersi verso gli orologi sportivi e professionali e nel ’53 crea il Turn-O-Graph, il modello Explorer che raggiungerà il tetto dell’Himalaya, e il Submariner che sarà presentato e commercializzato l’anno dopo.
·1955: Nasce il Rolex GMT-Master primo orologio da polso a visualizzare due fusi orari.
·1956: Arriva il Rolex Day-Date primo orologio a visualizzare sul quadrante sia la data sia il giorno.
·1963: Cosmograph Daytona, un nuovo cronografo sportivo robusto e impermeabile con bracciale Oyster e una lunetta con scala tachimetrica per il rilevamento della velocità media.
·1967: Sea-Dweller primo segnatempo espressamente creato per i subacquei professionisti impermeabile sino a 610 metri e dotato di valvola per la fuoriuscita dalla cassa dell’elio.
·1985: Acciaio 904L. Rolex usa una speciale lega altrimenti identificata come “acciaio chirurgico” che vanta una resistenza e lucentezza di gran lunga superiore al 316L.
·2007: Rolex introduce la lunetta Ring Command sullo YachtMaster II che in una regata permette sia il conto alla rovescia che le funzioni di cronometraggio.
·2015: Rolex presenta per la prima volta un bracciale costituito non interamente da un metallo. Denominato Oysterflex è in caucciù proprietario con un’anima in acciaio. Non tutti se ne sono accorti ma per il brand è stato un passo epocale.
Qual è il Rolex più economico?
Con l’ultimo listino prezzi il Rolex più a buon mercato è l’Oyster Perpetual che nella versione da 39 mm costa €5.900 (in realtà si partirebbe da €4.700 ma si tratta di un modello da 31 mm che puoi vedere nella foto di gruppo più in basso quindi adatto solo a un polso femminile).
Introdotto a Baselworld 2015 l’ultimo Oyster Perpetual è il discendente diretto del primo Perpetual del 1931.
Rimasto negli anni pressoché immutato nell’estetica tutti i modelli montano un movimento di manifattura Rolex.
Meno costoso ma qualità e materiali sono gli stessi dei modelli top
Costruita di robusto acciaio Oystersteel la cassa Rolex Oyster Perpetual è impermeabile fino a 100 metri. La sua lega di acciaio di alta qualità offre un alto livello di protezione alla corrosione. Il fondello scanalato è avvitato ermeticamente.
La corona di carica, anch’essa avvitata, è dotata del sistema di doppia impermeabilizzazione Twinlock. La finitura è satinata mentre la lunetta bombata è lucidata.
Da segnalare il debutto nel 2015 della misura da 39 mm. Rimasto negli anni pressoché immutato tutte le referenze montano un movimento Rolex con certificato di cronometro rilasciato dal COSC vidimato dal Superlative Chronometer.

https://preview.redd.it/vlhosbf4oao51.jpg?width=1080&format=pjpg&auto=webp&s=fb9be56d151535bf598501a25bccf03643ef70b3
Movimenti automatici di manifattura 3132, 3130, 2231
La linea di segnatempo più abbordabile di Rolex monta diversi Calibri di manifattura a seconda delle dimensioni della cassa.
Oyster Perpetual 26 e 31 mm = Calibro 2231
Oyster Perpetual 34 e 36 mm = Calibro 3130
Oyster Perpetual 39 mm = Calibro 3132
I movimenti 3130 e 3132 possiedono la nota spirale di manifattura Parachrom blu che approfondiremo più in basso.
Per ora nessuna di queste referenze monta la spirale in silicio introdotta l’anno prima. Tutti i movimenti hanno un’autonomia di circa 48 ore.
Il bracciale Oyster Perpetual
Costruito anch’esso in acciaio 904L le sue tre maglie affiancate non sono oggetto di aggiornamenti. La chiusura pieghevole è la tradizionale Oysterclasp.
Cerchi un orologio più abbordabile? Imitazioni rolex
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2020.09.18 20:23 goldarkrai Considerazioni sparse (e AMA?) sulla manifestazione Stop 5G di Roma della settimana scorssa

Come scrissi in diretta sul Caffé, l’altra settimana sono stato alla Manifestazione Stop 5G, e ho buttato giù alcune considerazioni.
Le ho scritte sul mio blog ma per non fare lo spammone vi incollo il testo direttamente qui:
In primis, mi ha ovviamente fatto sorridere il fatto che la manifestazione fosse in diretta streaming, e guardando dietro il palco presumo sia stato utilizzato Omnistream, un servizio per streaming di eventi che usa la rete 4G, e un tipo di servizio che sicuramente migliorerà con l’avvento del 5G
Una delle prime frasi pronunciate da uno degli organizzatori è stata “siamo qui per manifestare contro il 5G e contro l’elettromagnetismo.”
Ebbene sì, diciamolo, queste 4 forze fondamentali della fisica hanno abbastanza rotto, e sono sicuro che ci sarebbe un cospicuo numero di persone interessate a una manifestazione contro la gravità, perché insomma per esempio sto gravitone esiste o no? Vogliamo chiarezza!
Torniamo a noi, vi assicuro che ho anche considerazioni serie. Ascoltando i vari interventi e qualcuno dei presenti ho notato due elementi opposti ma che si mischiano nel modo migliore per questo genere di argomenti, ovvero l’unione tra vaghezza, eterogeneità, ed estrema finta specificità. Mi spiego meglio
Durante la manifestazione si sono susseguiti interventi di personaggi molto vari con opinioni piuttosto diverse, ma tutte racchiuse dentro il generoso ombrello dello Stop 5G. Per una persona dotata di una certa integrità penso sarebbe sufficiente questo contrasto a tenersi lontani da questi ambienti.
Faccio un esempio: uno degli interventi era di un medico che ha citato il fatto che OMS e IARC (International Agency for Research on Cancer) abbiano concordato che le onde elettromagnetiche siano dannose e cancerogene, infatti fanno parte del gruppo 2B della classificazione IARC.
Questo è tecnicamente vero, anche se posto in modo fazioso; nel video ne parlerò meglio, ma mi limito a dire che il gruppo 2B è quello dei fenomeni per cui non ci sono evidenze sufficienti a ritenerli cancerogeni, mentre il gruppo 1A è quello di ciò che è accertato essere cancerogeno, come la carne rossa, il fumo, ecc
In ogni caso, la tesi di questo intervento prendeva per buone le considerazioni dell’OMS. Come potete però immaginare, uno degli interventi successivi ha denunciato l’OMS come organizzazione fondata da Bill Gates ed in generale come istituzione inaffidabile e dei cui risultati non ci si può affidare...ma come? E allora prima?
Ecco, mi riferivo a questo; la manifestazione era ricca di ossimori di questo tipo: il 5G non va bene per questo motivo, ma anche per l’opposto di quel motivo. Eppure questa vaghezza e queste contraddizioni non hanno fatto storcere il naso ai partecipanti, perché la realtà, come detto dall’intervento di Enrico Montesano, è che chi sta lì già si ritiene informato.
A Stop 5G non ci vai per imparare, non ci vai per farti delle domande, non ci vai per mettere in dubbio. Ci vai per il tuo confirmation bias.
Penso che confirmation bias sia una delle parole chiave di questa raccolta eterogenea: ognuno aveva una sfaccettatura a cui era più vicino e ascoltava quel tipo di intervento, annuendo al resto perché poi l’importante è che il 5G fa male, non il perché o il come o la sana domanda “ma è veramente così?”.
Un intervento particolarmente notevole è stato quello di una signora che ha iniziato a parlare del campo magnetico terrestre; il discorso è rapidamente finito in illazioni assurde:
“lo vedono le sonde spaziali, c’è un’altra terra, un’altra terra che è qui, non si vede con gli occhi perché si vede in estremo ultravioletto e i nostri occhi non la vedono, e non la vedono perché l’atmosfera taglia queste frequenze, però dalle sonde spaziali la vedono, e la forma della terra è un bambino 4-5 volte più grande della terra sferica che noi crediamo sia reale, invece questa è una Matrix, noi siamo parte di un unico organismo [...] una concezione organica della realtà è tutta diversa da quella che hanno promosso la storia, le banche, le religioni e le finanze”
A fine dell’intervento dopo vari applausi una degli organizzatori ha specificato che “è corretto dare voce a opinione del genere più svariato”.
Oltre al totale nonsenso di quelle frasi, è interessante il fatto che comunque la signora è stata applaudita, perché alla fine ha sparato a tutti: se non ti piacciono le banche ha detto cattive le banche, se non ti piacciono le religioni ha detto cattive le religioni, ognuno trova qualcosa di suo gusto anche se tutto il resto non ha alcun senso.
Viceversa, ho trovato persone che erano dei finti esperti, degli esperti a metà. A un certo punto ho notato un tizio che intervistava qualcuno dei partecipanti, e con piacere origliando ho scoperto che si trattava dell’inviato di Propaganda Live; ho ascoltato un paio di personaggi che intervistava e scambiato quattro chiacchiere. Dopo una intervista sono rimasto a parlare con una signora, perché mi aveva colpito avesse menzionato la questione del Beam forming. Per farla breve, il 5G utilizzerà la tecnologia del beam forming, che vuol dire che il segnale verrà direzionato verso il proprio device in modo da migliorare le performance della rete. La tesi dell’intervistata era che questo beamforming vorrebbe dire che non si potrebbe più “scappare” da queste reti elettromagnetiche, che sono dannose.
La mia ovvia obiezione è che semmai sarebbe il contrario: adesso le antenne diffondono il segnale a 360°, quindi ovunque ti trovi sei coperto, mentre con il beamforming il segnale sarà più localizzato, quindi magari se spegni il telefono hai meno elettromagnetismo addosso (che comunque nessuno ha dimostrato faccia male a quelle intensità). La signora invece ha continuato a spiegarmi perché il beamforming fosse un problema, perché la rete 5G si aggiunge alle altre ecc; dopodiché le ho chiesto come mai il 5G facesse male, e mi ha saputo anche citare uno studio di un certo istituto Ramazzini in cui si sarebbe evidenziata la cancerogenicità delle onde EM.
Insomma, agli occhi di una persona non informata la signora appare esperta e anche con discreta cognizione di causa; certo, non ha saputo dirmi delle fonti su cui informarmi e su cui verificare che le sue informazioni avessero fonti affidabili, però insomma aveva da parlare.
Ovviamente sullo studio dell’Istituto Ramazzini ci sono dei dubbi che sono stati per esempio analizzati nelle audizioni alla camera proprio riguardo il tema del 5G, mentre per quando riguarda il beamforming mancava il fattore chiave che si avrebbero si più celle, ma essendo una rete più fitta saranno celle meno potenti rispetto ad ora. Ultime due considerazioni: uno dei punti più battuti a riguardo è il concetto che il 5G sia arrivato di soppiatto e di nascosto, senza studi sulla sua non pericolosità, e che dunque saremmo “cavie umane”. E su questo penso che bisogni fare un mea culpa istituzionale. Infatti proprio nell’indagine conoscitiva per la Camera dei Deputati riguardo 5G e gestione Big Data è stato proprio evidenziato il fatto che per contrastare fake news, disinformazione e timori infondati sia necessaria una corretta informazione della popolazione:
Occorre in proposito richiamare l’attenzione su una corretta informazione della popolazione, che, in assenza di dati chiari, semplici e precisi relativi alle co- noscenze scientifiche sulle emissioni elettromagnetiche, è soggetta a campagne inutilmente allarmistiche che diffondono dati confusi, spesso infondati, ed in al- cuni casi vere e proprie fake news. La disinformazione riguarda spesso non solo i cittadini ma – cosa ancor più grave – gli amministratori locali, talora indotti a rallentare i procedimenti relativi alle nuove tecnologie
Ed infatti proprio lì a stop 5G, oltre a Sara Cunial e a Davide Barillari, c’era anche la sindaca di un piccolo comune del nord che si è ritrovata (a suo dire) dentro la sperimentazione 5G “a sua insaputa”.
Del 5G se ne parla da anni ed anni, perché ovviamente le innovazioni tecnologiche richiedono tempo per essere sviluppate, però a parte la pubblicità della Tim che fa BRAVA BRAVA BRAVA BRAVA BRAVA BRAVA senza spiegare nulla, che cosa sa il cittadino medio del 5G?
Io stesso che sono appassionato di tecnologia mi sono messo a scrivere un video a riguardo proprio perché se qualcuno mi avesse chiesto un mese fa “ok ma a che ci serve il 5G?” Non gli avrei saputo rispondere in modo convincente. Dove sta la comunicazione istituzionale?
E proprio con i giovani concludo: come mi aspettavo, alla manifestazione l’età media era piuttosto...media: abbastanza capelli bianchi insomma, ma (purtroppo) anche qualche giovane presumo intorno ai 30, e soprattutto addirittura sul palco c’è stato un intervento di ragazzi, rappresentanti degli “Our Voice”. Non ho sentito tutto l’intervento, ma ho sentito in conclusione che dicevano le loro età, elogiati dal pubblico: la più giovane 14 anni, poi un ragazzo di 21 e uno di 25. Ripeto, una ragazza di 14 anni sul palco contro il 5G.
Bonus: qualche foto notevole
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2020.09.18 07:46 SamueleDelPapa Storia

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Triangolo volante del Belgio Postato da: Antonio Huneeus agosto 26, 2020 0
Trent'anni fa, migliaia di cittadini belgi riferirono di piattaforme misteriose che volavano silenziosamente sui tetti. La Royal Belgian Air Force è stata coinvolta e ha collaborato pienamente con gli investigatori civili. Ad oggi, tuttavia, le origini di queste imbarcazioni rimangono sconosciute.
È difficile trasmettere l'eccitazione causata dall'ondata UFO belga se non stavi seguendo le notizie sugli UFO nel 1989 e all'inizio degli anni '90. All'epoca non mancavano i rapporti sugli UFO e l'interesse per il fenomeno era alto. Gli avvistamenti e le foto da Gulf Breeze, in Florida, hanno dominato la scena americana, i rapporti selvaggi sugli UFO e le storie provenienti dalla vecchia Unione Sovietica hanno ricevuto un'enorme attenzione dei media internazionali e l'ondata di video messicani è decollata nel 1991. Eppure l'ondata belga sembrava avere la meglio tutte queste storie per un po '. I rapporti di questo piccolo paese, quartier generale sia della Commissione europea che della NATO, hanno ricevuto una copertura senza precedenti, arrivando persino alla prima pagina del Wall Street Journal il 10 ottobre 1990, con una storia intitolata "Belgium Scientists Seriously Pursue A Triangular UFO . "
Il classico UFO di forma triangolare descritto da centinaia di testimoni oculari durante l'ondata belga: schizzo del testimone utilizzato per creare la ricostruzione dell'oggetto visto all'inizio della storia. Credito: SOBEPS
Molte erano le ragioni dell'interesse generato dall'ondata belga. Uno era la qualità delle relazioni stesse, la maggior parte delle quali sono state registrate nella regione francofona della Vallonia. Non ci sono stati atterraggi o avvistamenti umanoidi, ma molti avvistamenti dettagliati di più testimoni di piattaforme volanti che si muovevano lentamente e silenziosamente sopra i tetti. Le forme variavano, ma la forma predominante era l'artigianato triangolare oa forma di delta. Alcune delle descrizioni erano così precise che le spiegazioni tradizionali di fenomeni naturali identificati erroneamente o di aerei convenzionali erano escluse. Invece, i caccia stealth e altri aerei militari segreti statunitensi sono diventati le spiegazioni preferite suggerite dagli scettici, ma sono state rapidamente escluse dalla Royal Belgian Air Force (RBAF). Un altro motivo per l'importanza dell'onda è che è stata attentamente studiata e documentata da un'organizzazione UFO locale chiamata SOBEPS (società belga per lo studio dei fenomeni spaziali).
SOBEPS è stata fondata nel 1971 da Lucien Clerebaut, Michel Bougard e altri, e ha costituito un piccolo ma altamente dedicato gruppo di investigatori sul campo. Alla fine dell'ondata nel 1993, SOBEPS aveva raccolto oltre duemila rapporti di testimoni oculari comprendenti ventimila pagine, quattrocento ore di registrazioni audio e seicento indagini complete. Cinquecentoquaranta casi sono rimasti inspiegabili. SOBEPS ha avuto anche l'assistenza di scienziati di prim'ordine, tra cui Léon Brenig, un teorico delle dinamiche non lineari presso la Libera Università di Bruxelles, e il professor Auguste Meessen, un fisico dell'Università Cattolica di Lovanio. Per quanto riguarda il suo lavoro con SOBEPS, il dottor Brenig ha detto, "questa è un'opportunità in cui possiamo applicare il metodo scientifico". Lo stesso Brenig divenne un testimone del cosiddetto triangolo belga durante la guida nelle Ardenne il 18 marzo 1990. L'intero dossier fu infine pubblicato da SOPEPS in due enormi volumi, cinquecento pagine ciascuno, dal titolo Vague d'OVNI sur la Belgique ( UFO Wave ver Belgium), pubblicati rispettivamente nel 1991 e nel 1994. A causa di difficoltà finanziarie, SOBEPS si è sciolta il 31 dicembre 2007, ma alcuni dei suoi membri hanno formato una nuova organizzazione più piccola chiamata COBEPS (comitato belga per lo studio dei fenomeni spaziali) per preservare gli archivi e il lavoro svolto per trentasei anni.
I due volumi pubblicati da SOBEPS intitolati "UFO Wave Over Belgium". Credito: SOBEPS
Un elemento finale e chiave nella credibilità dell'onda UFO belga è stata la partecipazione e la convalida da parte della RBAF, che ha mostrato un insolito grado di apertura. Quando l'ondata belga ha preso piede, il ministero della Difesa belga è stato sommerso dalle domande del pubblico e dei media. Il compito ricadde sul capo delle operazioni dell'aeronautica militare, il colonnello Wilfried De Brouwer, che fu successivamente promosso a maggiore generale e vice capo della RBAF. Ora in pensione dal servizio, il generale De Brouwer ha continuato a parlare dell'onda. È stato uno dei tanti funzionari internazionali intervenuti al famoso evento al National Press Club (NPC) di Washington, DC, nel novembre 2007, organizzato dal regista James Fox e dalla giornalista Leslie Kean. "L'onda UFO belga è stata eccezionale e l'aviazione non è riuscita a identificare la natura, l'origine e le intenzioni dei fenomeni segnalati", ha detto De Brouwer all'NPC. Ha anche tenuto una presentazione dettagliata sull'onda al MUFON International UFO Symposium a San Jose, in California, nel luglio 2008, ed è stato uno dei cinque generali a scrivere un saggio nel nuovo libro di Leslie Kean, UFOs: Generals, Pilots, and Government Officials Vai nel registro.
Sebbene la RBAF abbia lanciato i jet in tre occasioni durante l'ondata, il generale De Brouwer ha spiegato in varie occasioni che non avevano la forza lavoro o le risorse per avviare un'indagine a tutti gli effetti per conto proprio, così invece hanno preso la via insolita di cooperare pienamente con SOBEPS. I dati radar sono stati inviati al Prof. Meessen per l'analisi e il generale De Brouwer ha accettato di scrivere il postface per il primo volume di SOBEPS quando era ancora in servizio. "Devo riconoscere che ho un po 'esitato quando SOBEPS mi ha chiesto di contribuire con la mia parte a questo libro", ha scritto. “In effetti, non sono uno specialista di UFO e, inoltre, è abbastanza delicato per qualcuno che occupa una funzione ufficiale mettere su carta le sue idee personali su una questione così controversa. Tuttavia, ritengo che non sarei stato onesto nei confronti dei SOBEPS se avessi rifiutato. L'aeronautica ha sempre giocato un gioco leale su questo argomento e considero questo postface un elemento complementare all'eccezionale file scritto dal popolo di SOBEPS ".
L'INCIDENTE EUPEN
Sebbene alcuni avvistamenti siano stati segnalati nell'ottobre 1989, il primo incidente importante dell'ondata belga si è verificato un mese dopo, il 29 novembre, intorno alla piccola città di Eupen, che si trova in una regione del Belgio vicino al confine tedesco. Questo caso iniziale ha messo sulla mappa il cosiddetto "triangolo belga" e ha portato all'inizio del coinvolgimento della RBAF. Ci furono avvistamenti sia diurni che notturni, sebbene questi ultimi fossero più lunghi e dettagliati. Il generale De Brouwer ha spiegato nel suo saggio per il libro di Leslie Kean, "un totale di settanta avvistamenti segnalati effettuati il ​​29 novembre sono stati completamente indagati e nessuno di questi avvistamenti poteva essere spiegato dalla tecnologia convenzionale. Il team di investigatori e io stimiamo che circa millecinquecento persone devono aver visto il fenomeno in più di settanta luoghi diversi da diverse angolazioni durante questo pomeriggio e la sera ". C'erano un totale di tredici gendarmi (poliziotti) che hanno visto l'UFO da otto diverse località intorno a Eupen. Il Prof. Meessen ha riassunto il caso nel libro di SOBEPS:
Il 29 novembre 1989, una grande imbarcazione di forma triangolare ha sorvolato la città di Eupen. I gendarmi von Montigny e Nicol lo trovarono vicino alla strada che collega Aix-la-Chapelle ed Eupen. Era fermo nell'aria, sopra un campo che illuminava con tre potenti raggi. I raggi provenivano da grandi superfici circolari vicino agli angoli del triangolo. Al centro della sottostruttura scura e piatta c'era una sorta di "faro rotante rosso". L'oggetto non ha prodotto alcun rumore. Quando ha iniziato a muoversi, i gendarmi si sono diretti verso una piccola strada nella zona sulla quale si aspettavano che l'oggetto volasse. Invece ha fatto un mezzo giro e ha proseguito lentamente in direzione di Eupen, seguendo la strada a bassa quota. È stato visto da diversi testimoni mentre volava sopra le case e vicino al municipio.
Nella sua conferenza MUFON del 2008, il generale De Brouwer ha fornito ulteriori dettagli su questo avvistamento: “L'UAP [Unidentified Aerial Phenomenon] ha emesso ripetutamente e simultaneamente due fasci di luce rossa con una sfera di luce rossa sulla punta di lancia del raggio. Successivamente, le palline rosse sono tornate sul velivolo. " Apparentemente c'era anche un secondo velivolo triangolare, che ha effettuato "una manovra di inclinazione in avanti, esponendo il lato superiore della fusoliera", ha continuato De Brouwer. “Loro [i gendarmi] hanno visto una cupola con finestre rettangolari, illuminate all'interno. Poi è scomparso a nord. " Altri due gendarmi videro uno dei velivoli di un monastero vicino; "Uno è attualmente il capo della polizia in quella zona, era spaventato a morte", ha aggiunto De Brouwer.
Grafico statistico degli avvistamenti belgi tra ottobre 1989 e settembre 1990, con picchi nel periodo novembre-dicembre e un secondo in aprile. Credito: SOBEPS
L'incidente di Eupen fu seguito da molti altri avvistamenti UFO, compresi diversi riportati l'11 dicembre 1989. Uno dei testimoni quella sera era un conoscente personale del generale De Brouwer, il colonnello André Amond, un ingegnere civile dell'esercito belga. Il Col. Armond ha lavorato accanto al generale De Brouwer e ha scritto un rapporto dettagliato per il Ministero della Difesa. Il colonnello Armond stava guidando con sua moglie intorno alle 18:45, quando hanno notato uno strano oggetto con luci rosse lampeggianti. Hanno fermato la macchina e sono scesi per vederla meglio. "All'improvviso, hanno visto un riflettore gigante, circa il doppio della dimensione della luna piena, che si è avvicinato a una distanza stimata di 100 metri", ha scritto De Brouwer, aggiungendo che "la moglie del colonnello era spaventata e ha chiesto di andarsene". Nel suo rapporto al Ministero, Armond "ha accertato che questo velivolo non era un ologramma, un elicottero, un aereo militare, un pallone, un ultraleggero motorizzato o qualsiasi altro veicolo aereo noto".
Varie forme sono state riportate in tutta l'onda, comprese rotonde, rettangolari ea forma di sigaro, ma la maggior parte erano oggetti triangolari. Il generale De Brouwer osserva che le differenze potrebbero essere dovute anche agli angoli di visione dei testimoni oculari. Il ricercatore Marc Valckenaers ha elencato alcune delle caratteristiche degli UFO nel secondo volume di SOBEPS sull'onda, tra cui: spostamento irregolare (zig-zag, cambio istantaneo di traiettoria, ecc.), Spostamento che segue i contorni del terreno; velocità variabili di spostamento (incluso movimento molto lento), volo stazionario (hovering), sorvolo di centri urbani e industriali ed effetti sonori (debole ronzio al silenzio totale).
Ricostruzione dell'incredibile piattaforma volante rettangolare vista da due operai il 22 aprile 1990, descritta come "una portaerei capovolta". Credito: SOBEPS
Uno dei rapporti più strani è venuto da due operai della città di Basècles, a sud-ovest di Bruxelles, che hanno visto un'enorme piattaforma volante trapezoidale (330 x 200 piedi) poco prima della mezzanotte del 22 aprile 1990. L'oggetto si muoveva lentamente e silenziosamente, coprendo l'intero cortile della fabbrica. Nel rapporto SOBEPS, gli operai della fabbrica hanno descritto l'UFO come "una portaerei capovolta". Nonostante la qualità fantascientifica di questo avvistamento, un rapporto quasi identico fu presentato quasi un anno dopo, il 15 marzo 1991, da un ingegnere elettronico ad Auderghem, vicino a Bruxelles, che si svegliò nel cuore della notte quando “sentì un fischio ad alta frequenza appena udibile. Ha guardato fuori dalla finestra e ha visto una grande imbarcazione rettangolare a bassissima quota con strutture irregolari sul fondo ", ha scritto il generale De Brouwer.
Una caratteristica dell'onda belga era quanto vicini gli oggetti volavano sopra i tetti, come mostrato con questa piattaforma rettangolare volante. Credito: SOBEPS
Un'altra vista della piattaforma volante rettangolare sopra il tetto e schizzo che mostra dove l'ha vista il testimone. Credito: SOBEPS
L'EPISODIO DI SCRAMBLE DELL'F-16
Se gli avvistamenti di testimoni multipli di Eupen del novembre 1989 hanno innescato l'ondata belga, l'incidente del caccia a reazione durante la notte del 30 marzo 1990 ha segnato il picco dell'interesse pubblico e della copertura mediatica globale. L'aeronautica militare belga aveva decentrato i jet in due precedenti occasioni senza risultati positivi. La corsa del 5 dicembre 1989 non ebbe successo; quando il jet ha raggiunto il cielo, l'UFO era sparito. Inoltre, il caso del 16 dicembre 1989 si è rivelato un falso allarme; le autorità hanno rapidamente stabilito che si trattava di una proiezione laser riflessa da uno strato di nuvole. A seguito di questi due fiaschi, la RBAF ha implementato una nuova politica in base alla quale i jet sarebbero stati lanciati solo quando un avvistamento sarebbe stato rilevato sul radar e sarebbe stato visivamente confermato a terra dalla polizia.
Il team SOBEPS in visita alla struttura radar della Royal Belgian Air Force a Glons: nel gruppo centrale, a sinistra, il presidente della Società Lucien Clerebaut e a destra, il fisico Prof. Auguste Meessen, accanto all'ufficiale militare. Credito: SOBEPS
Come riportato in un rapporto preliminare preparato dal maggiore P. Lambrechts della RBAF, intitolato "Rapporto sull'osservazione degli UFO durante la notte dal 30 al 31 marzo 1990", l'incidente iniziò alle 22:50. il 30 marzo, quando la gendarmeria ha telefonato al "controllore principale a Glons" del radar per segnalare "tre luci insolite che formano un triangolo equilatero". Altri gendarmi hanno confermato le luci. Quando la struttura NATO a Semmerzake ha rilevato un obiettivo sconosciuto alle 23:49, è stata presa la decisione di rimescolare due caccia F-16. I jet sono decollati alle 12:05 da Beauvechain, la base aerea più vicina, e hanno volato per poco più di un'ora. Secondo il rapporto del maggiore Lambrechts:
L'aereo ha avuto brevi contatti radar in diverse occasioni, [ma i piloti] ... in nessun momento hanno stabilito un contatto visivo con gli UFO ... ogni volta che i piloti sono stati in grado di fissare un aggancio su uno degli obiettivi per pochi secondi, si è verificato un drastico cambiamento nel comportamento dei bersagli rilevati ... [Durante il primo aggancio alle 00:13] la loro velocità è cambiata in un tempo minimo da 150 a 970 nodi [da 170 a 1.100 mph] e da 9.000 a 5.000 piedi, tornando poi a 11.000 piedi per cambiare di nuovo per avvicinarsi al livello del suolo.
Quando il Col. De Brouwer ha mostrato le immagini radar computerizzate dell'UFO tracciato dal sistema radar di bordo F-16 in una conferenza stampa al Ministero della Difesa l'11 luglio 1990, i media internazionali sono entrati in delirio. Sono state rilasciate anche trascrizioni delle comunicazioni radio tra i piloti di caccia, il capitano Yves Meelbergs, il tenente Rudy Verrijt e il Glons Control Reporting Center vicino a Liegi, che hanno fornito alcuni momenti drammatici. Le trascrizioni dipingono un'immagine dei jet che inseguono echi radar fantasma che appaiono e scompaiono e poi riappaiono di nuovo, ma in nessun momento i piloti sono in grado di stabilire un contatto visivo con i presunti oggetti. L'Electronic War Centre (EWC) belga alla fine ha intrapreso un'analisi tecnica dettagliata dei nastri radar computerizzati F-16, completata dal Col. Salmon e dal fisico M. Gilmard nel 1992, e successivamente rivista dal Prof. Meessen.
Un caccia F-16 della Royal Belgian Air Force come quelli si è arrampicato nella notte tra il 30 e il 31 marzo 1990. Credito: Bernard Thouanel
Sebbene alcuni aspetti di questo caso rimangano ancora inspiegabili, Meessen e SOBEPS hanno accettato l'ipotesi di Gilmard-Salmon che la maggior parte dei contatti radar fossero in realtà echi causati da un raro fenomeno meteorologico. Ciò è diventato evidente in quattro lock-on, ha spiegato Meessen, “dove l'oggetto è disceso a terra con calcoli che mostravano un'altitudine negativa…. Era evidentemente impossibile che un oggetto potesse penetrare nel terreno, ma era possibile che il terreno potesse fungere da specchio ". Meessen ha spiegato come le alte velocità misurate dal radar Doppler dei caccia F-16 potrebbero derivare da effetti di interferenza. Ha sottolineato, tuttavia, che c'era un'altra traccia radar per la quale non vi è alcuna spiegazione fino ad oggi. Per quanto riguarda gli avvistamenti visivi di questo evento da parte dei gendarmi e altri, Meessen ha suggerito che potrebbero essere stati causati da stelle viste in condizioni di "rifrazione atmosferica eccezionale".
Un fotogramma del sistema radar di bordo dell'F-16 che mostra l'aggancio degli UFO durante l'episodio di scramble del marzo 1990, mostrato dalla RBAF in una famosa conferenza stampa nel luglio 1990. Credito: RBAF / Bernard Thouanel
In un'intervista telefonica del 1995, il generale De Brouwer ha riassunto le sue riflessioni su questo caso complesso: “Cerchiamo sempre possibilità che possano causare errori nei sistemi radar. Non possiamo escludere che ci siano state interferenze elettromagnetiche, ma ovviamente non possiamo escludere la possibilità che ci fossero oggetti nell'aria. In almeno un'occasione c'è stata una correlazione tra i contatti radar di un radar a terra e un caccia F-16. Ciò indebolisce la teoria secondo cui tutti i contatti radar sono stati causati da interferenze elettromagnetiche. Se aggiungiamo tutte le possibilità, la domanda è ancora aperta, quindi non c'è una risposta definitiva ". De Brouwer ha preso una visione più distaccata dell'episodio di scramble dell'F-16, tuttavia, nella sua conferenza MUFON del 2008 e nel suo saggio del 2010 incluso nel libro di Kean: "La conclusione dell'Air Force, quindi, era che le prove erano insufficienti per dimostrare che c'erano vere imbarcazioni nell'aria in quell'occasione. "
LA FOTO DI PETIT-RECHAIN
La famosa diapositiva a colori del triangolo belga fotografata a Petit-Rechain all'inizio di aprile 1990. Credito: © Guy Mossay / SOFAM
Raramente il vecchio detto secondo cui un'immagine vale più di mille parole diventa più vero che nel caso della straordinaria fotografia di un triangolo volante scattata nella piccola città di Petit-Rechain nell'aprile 1990. Questa diapositiva a colori è diventata il simbolo emblematico del Onda UFO belga. È stato pubblicato e trasmesso in programmi televisivi di tutto il mondo, e compare sulla copertina dei due volumi SOBEPS sull'onda belga. È anche una delle foto di UFO più analizzate nella storia dell'ufologia. Durante il mio viaggio a Bruxelles nel 1995, ho avuto l'opportunità di parlare a lungo con Patrick Ferryn, l'investigatore che inizialmente ha studiato il caso e ha scritto il capitolo al riguardo nel libro SOBEPS. Ferryn mi ha fornito copie della foto e campioni di miglioramenti al computer realizzati da Marc Acheroy, professore di elettricità alla Royal Military School, dove l'immagine è stata analizzata dal Signal Treatment Center. I dettagli di come è stata scattata la foto sono abbastanza semplici e diretti.
Il fotografo, P.M. (che vuole la privacy, ma ha collaborato pienamente con SOBEPS), era un operaio di vent'anni, che viveva nella piccola comunità di Petit-Rechain, vicino a Verviers. Era a casa con la sua ragazza la notte tra il 4 o il 7 aprile 1990 (non riesce a stabilire la data esatta), quando la sua ragazza ha notato per la prima volta l'oggetto tra le 23:00 e le 23:30. mentre portava il cane in cortile. Secondo la dichiarazione di P.M. a Ferryn, fu allertato dalla sua ragazza, uscì e "vide l'oggetto praticamente fermo verso sud-ovest, a circa quarantacinque gradi di elevazione. Consisteva di tre luci rotonde bianche su una superficie triangolare appena percettibile. Al centro c'era una macchia lampeggiante dello stesso colore, o forse un po 'più rossastra delle altre luci. " P.M. ha afferrato la sua macchina fotografica, una Praktica modello BX20 con uno zoom da 55-200 mm e un filtro per lucernario "Cokin" 1A da 52 mm. Ha girato gli ultimi due fotogrammi di un rotolo di pellicola per diapositive a colori Kodak 36-200 ASA. L'UFO si è poi spostato lentamente verso Petit-Rechain, fino a quando è stato nascosto dai tetti del villaggio. L'intero episodio è durato circa cinque minuti.
Il rullino è stato inviato per posta a una casa di sviluppo che offre uno sconto speciale e quando P.M. ricevute le diapositive, ha notato che solo il fotogramma # 35 aveva catturato l'UFO; il fotogramma n. 36 era completamente nero. Ferryn ha stimato che "la foto è stata probabilmente scattata con una distanza focale compresa tra 55 e 200 mm e con un tempo di esposizione compreso tra 1 e 2 secondi". P.M. ha mostrato la foto ai suoi colleghi della fabbrica (tutti in seguito intervistati da Ferryn), ma per il resto non ha fatto nulla per analizzare o commercializzare l'immagine. Uno dei suoi colleghi conosceva un fotoreporter locale di Verviers, Guy Mossay, che ha immediatamente visto il potenziale valore dell'immagine. P.M. ha venduto i diritti delle foto a Mossay per una piccola tassa. Mossay ha quindi proceduto al copyright della SOFAM (la società multimediale belga per gli autori di arti visive).
Gli scettici hanno naturalmente indicato la possibilità di una bufala con motivi di profitto. Tuttavia, in tal caso, perché P.M. vendere i diritti a Mossay per una quota minore? Inoltre, gli hoaxer non forniscono mai diapositive originali o negativi per l'analisi scientifica, come è stato fatto da P.M. Dopo aver verificato il suo background, intervistato conoscenti e così via, Ferryn ha osservato che "il racconto dei principali testimoni era coerente". Il generale De Brouwer ha trascorso un bel po 'di tempo a spiegare i dettagli di questo caso durante la sua conferenza al MUFON, dicendo del testimone che, "questo ragazzo è autentico, è un ragazzo che non fingerebbe affatto, te lo posso assicurare . " Ancora più importante, la foto del Petit-Rechain è stata sottoposta a più analisi scientifiche rispetto a praticamente qualsiasi altra foto di UFO nella storia.
Quando la foto del Petit-Rechain è sovraesposta, il contorno triangolare dell'oggetto appare chiaramente. Credito: © Guy Mossay / SOFAM
L'elenco degli esperti e delle istituzioni che hanno analizzato questa foto include il Prof. Acheroy della Royal Military Academy del Belgio; Il Prof. François Louange, esperto di fotointerpretazione di immagini satellitari per l'agenzia spaziale francese CNES; Il dottor Richard Haines, uno scienziato senior in pensione della NASA e rispettato ricercatore UFO; Istituto reale del patrimonio artistico belga; e André Marion, un fisico nucleare del Centro nazionale francese per la ricerca scientifica (CNRS), che ha condotto un'analisi nel 2002 con una tecnologia migliorata. I dettagli tecnici di queste analisi sono troppo numerosi per questo articolo, ma basti dire che non sono mai state trovate prove di inganno fotografico. Inoltre, di diversi tentativi di duplicare la foto utilizzando un modello triangolare di cartone scuro con fori e lampadine, solo uno realizzato dai membri dell'Istituto di astrofisica dell'Università di Liegi somigliava in qualche modo alla foto del Petit-Rechain. Ma la luminosità delle macchie nella replica era uniforme, mentre quelle nell'originale mostravano forme ed effetti spettrali differenti. Il più recente studio del CNRS del Dr. Marion ha confermato l'analisi precedente e ha trovato, come affermato dal Gen. De Brouwer, un "alone attorno al velivolo con struttura modellata", che potrebbe essere stato causato dal "sistema di propulsione" dell'oggetto di "magnetoplasma". dinamico." Marion ha anche affermato che "sarebbe estremamente difficile falsificare una fotografia del genere".
Alla fine, è quasi impossibile garantire l'autenticità di un'immagine di UFO. Ci sarà sempre una divergenza di opinioni, ma il verdetto nel caso Petit-Rechain appare molto favorevole. UFO triangolari sono stati avvistati in tutto il Belgio all'inizio degli anni '90. Sono state scattate dozzine di video sfocati e foto sgranate, ma generalmente non erano impressionanti. Petit-Rechain è stata la grande eccezione.
Nota: dalla stesura di questo articolo, la foto si è rivelata una bufala ammessa.
NESSUNA PROVA DI AEROMOBILE SEGRETO
A causa dell'elevata credibilità della maggior parte dei testimoni dell'onda belga e delle loro descrizioni di un velivolo triangolare silenzioso così preciso, cercare di spiegare l'onda in termini di bufale, fenomeni naturali erroneamente identificati o aerei convenzionali sembrava inutile. Pertanto, un certo numero di scettici e giornalisti dell'aviazione si sono concentrati sul tentativo di dimostrare l'ipotesi di aerei segreti statunitensi che volano sul Belgio. Sono stati proposti una serie di candidati, dall'Airborne Warning and Control System (AWACS) ai dirigibili segreti, dal caccia stealth F-117A ad altri rivoluzionari velivoli militari segreti statunitensi come il presunto TR-3A Black Manta. Innanzitutto, devi riflettere sul motivo per cui gli Stati Uniti dovrebbero condurre test dei loro aerei più segreti in un'area così popolata come la Vallonia, che non è solo un alleato degli Stati Uniti, ma anche il quartier generale dell'alleanza NATO. Il generale De Brouwer lo ha detto senza mezzi termini in un'intervista del 1991 alla rivista francese OVNI Présence: “Perché gli americani dovrebbero condurre test qui in Europa, senza permesso e con il rischio di avere un incidente che potrebbe creare un incidente diplomatico su scala globale ? Ciò non riguarda solo il Belgio, ma la NATO, dove il suo stesso concetto potrebbe essere messo in discussione. Non credo che gli americani possano correre un tale rischio, è evidente. "
Il maggiore generale (in pensione) Wilfried De Brouwer, che era l'uomo di punta della Royal Belgian Air Force per l'onda UFO, durante il suo viaggio a Washington, DC per partecipare all'evento del National Press Club nel 2007. Crediti: Bernard Thouanel
Guy Coeme e Leo Delcroix, i due ministri della Difesa belgi durante l'ondata, hanno negato enfaticamente la teoria che gli UFO fossero in realtà aerei statunitensi e hanno basato la loro smentita su indagini ufficiali con l'ambasciata degli Stati Uniti a Bruxelles. In una lettera del 1993 al ricercatore francese Renaud Marhic, il ministro Delcroix scrisse: “Sfortunatamente, fino ad oggi non è stata trovata alcuna spiegazione. La natura e l'origine del fenomeno rimangono sconosciute. Una teoria può, tuttavia, essere definitivamente accantonata poiché le forze armate belghe sono state positivamente assicurate dalle autorità americane che non c'è mai stato alcun tipo di volo di prova aereo americano ". Un documento declassificato del 1990 della US Defense Intelligence Agency (DIA) intitolato "Il Belgio e la questione degli UFO", sostiene la posizione di Delcroix. Dopo aver descritto gli eventi di base dell'ondata che si erano verificati fino a quel momento, il funzionario statunitense senza nome ha scritto proprio alla fine di questo memo: "The [U.S. L'aeronautica militare (USAF)] ha confermato all '[aeronautica belga] e al [ministero della Difesa belga] che nessun aereo stealth USAF stava operando nell'area delle Ardenne durante i periodi in questione. Questo è stato rilasciato alla stampa belga e ha ricevuto ampia diffusione ".
Sono trascorsi trent'anni dall'ondata UFO belga e non sono state prodotte nuove prove significative per dimostrare che gli avvistamenti siano stati causati da aerei militari segreti. I casi segnalati rimangono inspiegabili. Sembra certo che qualcosa di massiccio e tecnologicamente avanzato abbia volato sul territorio belga durante il periodo 1989-93. Perché e chi c'era dietro sono domande a cui resta una risposta. Un'opportuna conclusione, per ora, è ripetere quanto ha scritto il Gen. De Brouwer alla fine del suo famoso postface al primo volume del SOBEPS: “Verrà senza dubbio il giorno in cui il fenomeno sarà osservato con mezzi tecnologici di rilevazione e raccolta che ha vinto non lasciare un solo dubbio sulla sua origine. Questo dovrebbe sollevare una parte del velo che ha coperto il mistero per molto tempo. Un mistero che continua così presente. Ma esiste, è reale e questa di per sé è una conclusione importante ".
L'autore (a sinistra) con il presidente della SOBEPS Lucien Clerebaut presso la sede della Società a Bruxelles nel 1995. La mappa sullo sfondo mostra i luoghi degli avvistamenti in Belgio. Credito: Antonio Huneeus
Una versione di questo articolo è apparsa originariamente nel numero 5 (dicembre / gennaio 2011) di Open Minds UFO Magazine. I problemi arretrati possono essere trovati qui.
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Il reporter investigativo di Open Minds J. Antonio Huneeus ha coperto il campo degli UFO da una prospettiva internazionale per oltre 30 anni. I suoi articoli sono apparsi in dozzine di pubblicazioni negli Stati Uniti, America Latina, Europa e Giappone. È stato anche co-autore del "Documento informativo sugli UFO - La migliore prova disponibile", finanziato da Laurance Rockefeller, e ha curato il libro "Guida allo studio sugli UFO, fenomeni psichici e paranormali nell'URSS". Huneeus ha studiato francese all'Università Sorbona di Parigi e giornalismo all'Università del Cile a Santiago negli anni '70. Ha tenuto conferenze in dozzine di Conferenze UFO in tutto il mondo ed è stato intervistato da molti media tra cui The Washington Post, Sy-Fy e History Channel, Nippon-TV, ecc. Ha ricevuto il premio "Ufologist of the Year" al National UFO Conference a Miami Beach nel 1990 e il premio "Courage in Journalism" alla X-Conference di Gaithersburg, nel Maryland, nel 2007.
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2020.09.17 11:25 Dianthaa Future Con - Free international online con - starting today

I'm not associated with the event in any way, but I just LOVE the focus on internationality (is that a word?) and stepping outside the anglosphere, so will be tuning in for a good few of these panels.

Future Con

The future happens everywhere
William Gibson once said that the future is already here, it’s just not evenly distributed. Geographical location and wealth could indeed limit access to considerable advances in technology. However, imagination is a more subtle power. It does not know borders or languages. From Beijing to Lagos, from Rio de Janeiro to Los Angeles, ideas are flourishing in the form of stories.
In the 21st century, a worldwide pandemic demands realists of a larger reality. So we reach out to you with our voices from all over the world through our devices. The time has come to draw attention to Science Fiction stories written all over the planet — stories made of different languages, colors, shapes, hopes, and beliefs.
The future happens everywhere. That’s why we are here.
The con will happen at Futurecon YouTube Channel.

Schedule

(The panel videos are already set up on their youtube channel if you click the link above. You can find info on the speakers here: https://www.futureconsf.com/speakers)

THURSDAY September 17th 2020

1. Future South & East Asia: What Future is Taking Shape in India, Pakistan, Philippines?
THURSDAY, 1st panel Beijing: 8pm Moscow: 3pm Rome: 2pm Lagos: 1pm Brasilia: 9am New York: 8am Los Angeles: 5am
2. Science Fiction in Translation: A Hidden Treasure to Innovate the Genre
THURSDAY, 2nd panel Beijing: 11pm Moscow: 6pm Rome: 5pm Lagos: 4pm Brasilia: 12pm (noon) New York: 11am Los Angeles: 8am
3. Future East Europe: Overcoming Barriers in Croatia, Czech Republic, Greece, and Russia
THURSDAY, 3rd panel Beijing: 3am Moscow: 10pm Rome: 9pm Lagos: 8pm Brasilia: 4pm New York: 3pm Los Angeles: 12pm (noon)
4. Future Latin America: Rediscovering a SF Tradition in Argentina, Chile, Mexico?
THURSDAY, last panel Beijing: 6am Moscow: 1am Rome: 12pm (midnight) Lagos: 11pm Brasilia: 7pm New York: 6pm Los Angeles: 3pm

FRIDAY September 18th 2020

5. The Unbearable Lightness of Artificial Intelligence and Big Data
FRIDAY, 1st panel Beijing: 8pm Moscow: 3pm Rome: 2pm Lagos: 1pm Brasilia: 9am New York: 8am Los Angeles: 5am
6. Solarpunk: New Seeds from the Ashes of Cyberpunk
FRIDAY, 2nd panel Beijing: 11pm Moscow: 6pm Rome: 5pm Lagos: 4pm Brasilia: 12pm (noon) New York: 11am Los Angeles: 8am
7. Future Mediterranean: From a Glorious Past into an Unknown Future of France, Italy, Spain, Turkey
FRIDAY, 3rd panel Beijing: 3am Moscow: 10pm Rome: 9pm Lagos: 8pm Brasilia: 4pm New York: 3pm Los Angeles: 12pm (noon)
8. Future North America: Raising the Stakes in Canada and USA
FRIDAY. last panel Beijing: 6am Moscow: 1am Rome: 12pm (midnight) Lagos: 11pm Brasilia: 7pm New York: 6pm Los Angeles: 3pm

SATURDAY September 19th 2020

9. Future East Asia: Techno-traditions in Japan and Korea
SATURDAY, 1st panel Beijing: 8pm Moscow: 3pm Rome: 2pm Lagos: 1pm Brasilia: 9am New York: 8am Los Angeles: 5am
10. Global Science Fiction Awards: A Celebration of Diversity and Inclusivity
SATURDAY, 2nd panel Beijing: 11pm Moscow: 6pm Rome: 5pm Lagos: 4pm Brasilia: 12pm (noon) New York: 11am Los Angeles: 8am
11. Future South America: The Melting Pot of Creativity in Brazil
SATURDAY, 3rd panel Beijing: 3am Moscow: 10pm Rome: 9pm Lagos: 8pm Brasilia: 4pm New York: 3pm Los Angeles: 12pm (noon)
12. Global SF Roundtable: Who are the Editors Promoting SF Inclusivity?
SATURDAY, last panel Beijing: 6am Moscow: 1am Rome: 12pm (midnight) Lagos: 11pm Brasilia: 7pm New York: 6pm Los Angeles: 3pm

SUNDAY September 20th 2020

13. Future China: The Rising Phenomenon of Chinese SF
SUNDAY, 1st panel Beijing: 8pm Moscow: 3pm Rome: 2pm Lagos: 1pm Brasilia: 9am New York: 8am Los Angeles: 5am
14. Anthropocene and Capitalocene: threats and hopes to the future of mankind
SUNDAY, 2nd panel Beijing: 11pm Moscow: 6pm Rome: 5pm Lagos: 4pm Brasilia: 12pm (noon) New York: 11am Los Angeles: 8am
15. Future Africa: Visions from Nigeria and Uganda
SUNDAY, 3rd panel Beijing: 3am Moscow: 10pm Rome: 9pm Lagos: 8pm Brasilia: 4pm New York: 3pm Los Angeles: 12pm (noon)
16. Decolonize the Future: Strategies and Solutions to Emerge from the Shadow of AngloSF
SUNDAY. last panel Beijing: 6am Moscow: 1am Rome: 12pm (midnight) Lagos: 11pm Brasilia: 7pm New York: 6pm Los Angeles: 3pm
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2020.09.15 16:54 Necessary_Poetry SCP-031-PD

Nome= possessive doppelganger
Classe dell'oggetto= keter
Procedure speciali di contenimento: SCP-031-PD deve essere contenuto nella zona di stoccaggio biologico del sito PHOBOS. Per tutto il tempo SCP-031-PD deve rimanere rinchiuso in una capsula cilindrica di 80cm di altezza e 30 cm di diametro, la capsula deve essere immersa in una piscina di azoto liquido. Nessun membro della fondazione deve mai tentare di estrarre la capsula dal bagno di azoto a prescindere dal suo livello o autorizzazione.
Descrizione: SCP-031-PD è una massa non uniforme di approssimativamente 40cm di grandezza con quattro appendici che permettono ad SCP-031-PD di muoversi anche su pareti di 90°. L' anatomia interna di SCP-031-PD è completamente differente da qualsiasi altra anatomia terrestre presentando solo un organo centrale situato nella massa da cui sporgono le quattro appendici che assomiglia moltissimo ad una massa tumorale in stato avanzato di decomposizione (ulteriori analisi Hanno dimostrato che si tratta di un organo multifunzione capace di svolgere il lavoro del sistema immunitario, circolatorio e nervoso) [nessun sistema digerente è stato trovato suggerendo che SCP-031-PD non debba essere nutrito per sopravvivere]. L' analisi delle appendici ha mostrato che ognuna è costituita da 3 o più tentacoli che si intersecano fra di loro creando dei flagelli che terminano in una Punta molto affilata e che vengono usati non solo per il movimento ma anche per la difesa/attacco. SCP-031-PD è capace di scalare qualsiasi tipo di superficie conosciuta a prescindere dal materiale da cui è composta. SCP-031-PD si è dimostrato resistente alla maggior parte dei traumi fisici di corrosione, termici e alla maggioranza della armi convenzionali, questo grazie ad una rapidissima rigenerazione della parti danneggiate e alla produzione di una sostanza di colore nero (simile ad olio) capace di schermare/neutralizzare la maggior parte delle sostanze acide o caustiche e alla schermatura di diverse onde termiche [da notare che le radiazioni e le basse temperature inibiscono i movimenti di SCP-031-PD e in data XX:XX:XXXX l'uso dell'azzoto liquido è stato approvato per il costante contenimento di SCP-031-PD dato che l'implementazione di materiali radioattivi sarebbe pericoloso se non letale per il personale del sito].
SCP-031-PD si può mostrare in differenti forme. La prima sopra descritta e un' instanza definita più semplicemente SCP-031-PD-1, tale Instanza viene a formarsi quando SCP-031-PD riesce ad infilare una delle sue appendici nella bocca di un qualsiasi essere vivente ignettando nel corpo della vittima la suddetta sostanza di colore nero. Ulterirori studi hanno dimostrato che tale sostanza oltre ad essere usata in modo difensivo viene usata anche per prosciugare le vittima da qualsiasi tipo di sostanza nutritiva e a fare crescere lo stesso organo multiuso su tutto il suo corpo, SCP-031-PD dopo aver consumato la vittima tenderà a produrrè un enorme quantità della sostanza nera che inizierà a prendere le sembianze della vittima minando anche i vestiti indossati durante l'attacco. Alla fine SCP-031-PD sarà completamente indistinguibile dalla sua copia originale avendo anche gli stessi comportamenti e ricordi. Le Instanze sono estremamente pericolose perché tenderanno ad utilizzare qualsiasi ricordo o posizione di potere della vittima per radunare più persone possibili in un solo posto dove poi mostrerà il suo vero aspetto trasformandosi in un essere ancora più grande e continuando ad accrescere il suo potere distruttivo (da notare che SCP-031-PD tenderà sempre ad assumere le sembianze della preda di più alto grado o forza fisica o più semplicemente la preda con cui ha ottenuto più vittime.
Addendum 1: categorizzazione delle specie: SCP-031-PD si è mostrato in diverse forme direttamente proporzionali alla quantità di esseri consumati. sotto riportate sono presenti alcune forme con cui ha scetanto multiple brecce di contenimento nel sito PHOBOS.
Mimic= versione semplice sopra descritta nel dettaglio.
Phantom= sembianze umanoidi con capacità di lanciare onde di energia chinetica contro altri esseri umani. [le onde si sono dimostrate abbastanza forti da arrecare danni al sito stesso]
Telepate= sembianze di un occhio che trasuda costantemente il liquido nero e che utilizza un potentissimo impulso di energia psichica che prende il controllo di tutti gli esseri viventi nelle vicinanze e li usa come burattini per terminate quanti più umani possibili. [L' unico modo per far tornare qualcuno in sé dopo essere caduto nell'ipnosi del telepate è terminarlo o riportare il telepate al suo stato dormiente di mimic. ATTENZIONE se tutti gli essere umani o esseri viventi non ipnotizzati non verranno terminati le marionette verranno terminate da quello che è stato identificato con un tumore al cervello circondato dalla suddetta sostanza nera].
Nightmare= ACCESSO DISPONIBILE SOLO AL CONSIGLIO O5
[REDACTED]= DATI CORROTTI
Addendum 2: specie anomale: Delle sopracitate specie si sono identificate delle mutazioni di diverse entità in SCP-031-PD non appena aver consumato una preda in determinate circostanze. Sotto sono riportate le specie anomale.
Elder mimic= questa mutazione è avvenuta troppo in fretta e ha causato il mancato assorbimento di tutte le sostanze dalla preda con conseguente trasformazione della struttura primaria di SCP-031-PD in una più robusta e forte capace di prendere la forma anche degli oggetti.
elemental phantoms= in caso di presenza di cadaveri non consumati e la mancata presenza di altri esseri viventi nei paraggi SCP-031-PD tenderà ad assorbire il cadavere. Secondo le circostanze di morte del cadavere il phantom assumerà versioni diverse. Alcune distruttive altre deboli. Le versioni più distruttive per ora identificate sono: il phantom termico, elettrico, gravitazionale ed infine il poltergeist (capace di rendersi invisible e con due lame al posto delle braccia capaci di tagliare anche l'acciaio).
Tecnopate= SCP-031-PD si è dimostrato capace in alcuni casi (quando sotto forma di telepate) di controllare anche intelligenze artificiali e robot per farsi costruire un armatura protettiva tutto attorno è con implementazione di un antenna capace di trasformare le onde psichiche in onde elettromagnetice aumentando a dismisura l'effetto di ipnosi e anche estenderlo a tutte le apparecchiature elettroniche nei dintorni prendendone il possesso.
Addendum 3: ritrovo e primo contenimento: SCP-031-PD fu recuperato dagli astronauti della ISS quando identificarono un vecchio satellite russo e vollero ispezionarlo. La fondazione allertata dalla stampa che parlava che l'intero equipaggio della ISS era deceduto e che la stazione stava precipitando verso la terra, inviò immediatamente una squadra di recupero dove fu costretta a fare esplodere l'intera stazione per terminare la specie [redacted] di SCP-031-PD. False informazioni furono poi diffuse per coprire l'accaduto.
`inspired by prey2017`
submitted by Necessary_Poetry to scpfpd [link] [comments]


2020.08.22 18:16 nelmondodimassimo Vorrei il vostro parere su una situazione che mi è capitata ieri riguardante i "dati personali"

PREMESSA: Forse mi sto tirando pipponi mentali (e già questo non è il miglior modo per iniziare) ma ritengo utile farvi partecipi del mio pensiero su una "casistica" successa ieri. Sarà un pò lunga, grazie in anticipo se investirete del tempo per leggere e darmi la vostra opinione.
Dunque, ieri finalmente, dopo non so neanche quanti anni dall'ultima volta che lo ho usato, decido finalmente di cancellare il mio account Twitter. Mai postato nulla, aperto minimo 8 anni fa.
Vuoi perchè mi ero rotto le balle di ricevere vagonate di email riguardanti tweet di news americane (???) o relative all'NFL (boh), o di persone random in giro per il pianeta (mai seguite ne cercate in vita mia) o perchè ero semplicemente stanco del pensiero di avere dati personali registrati su un sito che alla fine avrò aperto si e no 5 volte.
Bene mi dico, facciamo login... e appena inseriti user e password inizia il problema. Il sito decide bellamente e in totale autonomia di redirezionarmi immediatamente (facendomi vedere per tipo 0.5s la home) in automatico a twitter.com/consent_flow una pagina dedicata (notate bene, non il classico popup, o div impresso sopra il resto) alla presa visione, con obbligo di accettazione o rifiuto, del consenso per il trattamento dei dati personali e di "modifiche al contratto". E occhio, in caso di rifiuto, il sito ti avvisa dicendoti che confermado la scelta, il tuo account si avvierà verso il processo di cancellazione.
Ora, il mio intento è quello di arrivare alla pagina del mio profilo, contenente i miei dati personali (nome, data, email, ecc) e cancellarli (o se impossibilitato modificarli con dati random) per poi procedere alla cancellazione dell'intero account. Perchè questo? Perchè so bene come funzioni la "cancellazione" dei dati in ambito informatico. Nulla viene mai eliminato realmente (cancellazione fisica) ma viene solo flaggato come cancellato nel database (cancellazione logica) e i dati in effetti vengono quindi sempre mantenuti (specialmente se parliamo di social). Poi anche agendo come faccio io non è detto che sia garantità la "perdita" dei dati (visto che verrebbero sovrascritti) perchè potrebbero esserci tabelle di backup (quasi certamente) in cui i miei dati vivono ancora. Forse sarò paranoico ma io ho sempre fatto così, se dico che i dati li voglio cancellati e non posso esserne sicuro, almeno ne metto di "casuali", tanto mi costa 30 secondi.
Io li per li rimango abbastanza "neutro" alla cosa del redirect forzato anche perchè grazie al mio "modesto ego" di programmatore penso di poter bypassare la cosa in qualche modo. Oh piccolo ed ingenuo me, ho passato minimo 1h a cercare di bloccare (anche con estensioni no-script, redirect blocker, ecc ecc) la cosa senza riuscire minimamente nel mio intento. Anche provando dall'app mobile Android di Twitter, stessa solfa, fai il login e bam, catapultato in una schermata dedicata all'accettazione di quella ca**o di roba.
Ora la questione è questa, Twitter nello scenario, in questo momento, è in possesso dei miei dati ok? Bene, io voglio accedervi, cosa che per legge loro devono fornirmi, non voglio vedere tweet di altri, non voglio accedere a profili, vedere gnocca o che, voglio accedere ai MIEI DATI PERSONALI. Tutto questo mi è vietato dall'obbligo di accettare forzatamente (ricordate che se "riifiuto" il mio account va direttamente nel processo di cancellazione, senza passare dal VIA senza che io possa toccare altro, con logout forzato, e senza che io possa effettivamente accertarmi che i miei dati siano almeno "fasulli" e quindi anche se facessero i furbi non possano venire mai più usati) delle disposizioni per il trattamento dei miei dati di cui me ne fotte letteralmente meno di zero, perchè il profilo poi lo andrò ad eliminare.
Come cavolo è possible che quando hanno studiato quest'obbligatorietà del redirect forzato non abbiano pensato di farlo limitando l'accesso al tuo solo account finchè non accetti?
Questa "cosa" comunque l'ho vista e sentita anche su altri lidi... Tu hai "cose mie" a cui per legge DEVO SEMPRE poter avere accesso e tu me lo vieti finchè non accetto delle clausole con cui tu mi dici che "le tratterai bene" e sarai bravo, ma in realtà ti autorizzo a divulgare quegli stessi dati (a cui io DEVO poter accedere) a cani e porci.
submitted by nelmondodimassimo to italy [link] [comments]


2020.08.21 13:14 briangroffin Valutare ingegneria informatica

Premessa: ho già letto tutti I thread su questo argomento anche su altri sub peró vorrei avere qualche consiglio in più data la situazione un po' particolare.
Salve, sono al primo anno di informatica, tuttavia stavo pensando di cambiare verso ingegneria informatica. Il problema è che informatica mi piace tanto, il primo anno è stato fantastico, e spero il secondo sia sulla stessa onda. Ora vi chiederete perché io voglia cambiare. Bene, credo che fare ingegneria sia una scelta molto sicura, nel senso che una volta fatta quella sei nel punto più alto dove tutte le porte si aprono mentre ho paura che informatica mi chiuda quelle 2-3 porte che poi quando sono più grande rimpiangerò.
Ora, io non credo che gli ingegneri siano effettivamente più bravi di noi, anzi è innegabile (come ho letto anche negli altri thread su questo argomento) che a programmare abbaimo una marcia in più, però è anche innegabile che la fama precede gli ingegneri, e ho paura succeda anche nel mondo del lavoro. Anche se mi piace molto programmare non so se è quello che voglio fare per tutta la vita, anche solo per lo stare seduti tutto il giorno che per ora non mi pesa ma chissà mai se.. E credo che però informatica porti principalmente a lavori da sviluppatore mentre con ingegneria si possa accedere a delle posizioni superiori, spero di sbagliarmi anche perchè sennò sarebbe bastato un qualsiasi diploma da perito o anche un qualsiasi corso.
Ho letto che la differenza la fa la magistrale, consigliate di vedere quali sono le offerte legate a ing informatica e quali a informatica e vedere se magari c'è qualcosa di cui non posso fare a meno nel piano di ingegneria inf o il problema sta proprio alla base della triennale?
Tuttavia ammetto anche di aver paura delle materie di ingegneria, insomma vedo che I primi 3 anni sono quelli di base per essere ingegnere, circuiti, fisica e fisica, elettronica ecc. Che non sono materie che proprio mi appassionano, mentre le materie che non mi piacciono della mia triennale sono al max 3.
Cosa consigliereste: seguire il cuore e continuare informatica o seguire la testa e valutare un passaggio?
submitted by briangroffin to Universitaly [link] [comments]


2020.08.20 12:05 balzaq2 La mia esperienza di volontariato in provincia di Napoli

Fummo chiamati al 118 per un codice rosso. Arrivammo sul posto di corsa e ci accolse la moglie del paziente, anziano e privo di conoscenza, che era stranamente calma. L’uomo era adagiato sul letto, in pigiama, e non rispose alle nostre chiamate. Non aveva polso, né respiro. Tentammo quindi disperatamente di rianimarlo: lo spostammo sul pavimento, gli scoprimmo il torace, gli applicammo le compressioni manuali, e gli elettrodi del defibrillatore. Non ci fu nulla da fare, ed il medico ci fermò. Allora, oppressi da quel violento sconvolgimento che avevamo portato nella casa dell’anziana coppia, e carichi di empatia verso il dolore della povera consorte che aveva visto tutto, le chiedemmo: “Vuole che lo rivestiamo?”, in modo da ridargli quel poco di dignità, e per essere di conforto. La signora ci risposte: “Eccerto, è il vostro lavoro!” Eppure per me non era un lavoro, visto che ero volontario, e non era nemmeno il mio compito, poiché ero un soccorritore e non un addetto dell’impresa funebre. Senza dire una parola, e senza riceverne una di ringraziamento, rimettemmo l’uomo sul letto, lo lavammo, lo vestimmo con gli abiti scelti dalla moglie, e tornammo in centrale. Quella chiamata era stata per me una spiacevole tragedia, o avrebbe rappresentato la norma delle mie future esperienze?
Per me il volontariato significa mettere a disposizione della comunità parte del proprio tempo libero, senza pretendere nulla in cambio. Forse vi sembrerà strano, ma in dodici anni di esperienza nel settore ho sempre constatato che per la gran parte delle persone, almeno da queste parti, non è così. Ho prestato la mia opera con abnegazione ed entusiasmo, ma alla fine non ce l’ho fatta più ed ho abbandonato, pur senza perdere stima ed amore per la mia Istituzione o per la mia popolazione.
Mi sono iscritto nel 2008 al corso reclute della Croce Rossa Italiana, per il gruppo di volontari più vicino al paese dove vivevo (come da titolo in provincia di Napoli). Ero di gran lunga il più giovane partecipante: avevo 19 anni di età, contro una media di 50, ma vabbè, è anche giusto che gli adulti abbiano più tempo a disposizione da dedicare al volontariato. Il corso è stato estremamente utile ed interessante, e superato l’esame sono diventato un orgoglioso membro della Croce Rossa Italiana. Il nostro Commissario ci ha accolti con parole calorose, e ci ha subito infusi un grande senso del dovere e dell’appartenenza. In poco tempo si è formata la nostra nuova famiglia. C’è da dire che il nostro Commissario per qualche strano motivo indossava i gradi sulla divisa, cosa assolutamente bizzarra per un volontario civile di CRI, ma vabbè, voleva darsi un tono. In fondo si può concedere un po' di eccentricità a una persona stimata che ha messo in piedi da zero un gruppo di volontariato.
Tra gli altri membri, che facevano già parte del gruppo, c’erano persone valide, ma devo dire che in maggioranza erano un campionario di varia umanità: piccole deformità fisiche, piccoli difetti di pronuncia, molte idee strane, ma soprattutto competenze penose e tanto senso di superiorità rispetto a noi nuovi arrivati. Difetti che presi singolarmente possono pure essere tollerati, ma che, curiosamente, si accumulavano in determinate persone. Ritengo importante parlare di questa stranezza, perché in seguito l’avrei osservata in tanti, e sottolineo tanti, volontari della CRI, piuttosto che della Protezione Civile, o delle altre associazioni di volontariato minori, con le quali avrei avuto spesso a che fare.
Sui formatori CRI, invece, nulla da eccepire. Persone preparatissime, esperte, ed in grado di trasmettere le loro conoscenze in maniera immediata e pratica. Una simile qualità di insegnamento nel sistema scolastico-universitario l’ho trovata in una persona su 10, mentre in Croce Rossa l’ho vista in 9 docenti su 10.
Dopo il corso ho partecipato alle varie piccole attività di volontariato del mio nuovo gruppo: una giornata di misurazioni cliniche per la popolazione (in assistenza a un medico), un gazebo durante la giornata della lotta contro il cancro, assistenza sanitaria a tornei di calcio, manifestazioni religiose, eccetera. Le giornate più belle, tuttavia, restavano quelle di formazione con la CRI. Per fare un esempio: ogni anno si svolgono delle gare di primo soccorso, alle quali partecipano volontari da tutta la regione, tra cui i cosiddetti “simulatori” che praticamente sono attori, formati sulle varie patologie e reazioni emotive, ed i cosiddetti “truccatori” che sono capaci di creare la più realistica frattura con osso esposto, piuttosto che la più impressionante emorragia arteriosa con schizzo di sangue finto. In queste gare una squadra di volontari con equipaggiamento basilare viene messa alla prova negli scenari di soccorso più vari, in prove a tempo. Insomma, una manifestazione di eccellenza che eleva la preparazione di tutti. Ma torniamo al mio piccolo gruppo…
Per i servizi ordinari, mi venne data una vecchia pettorina bianca con la Croce Rossa (un po' bruttina in confronto alle divise blu dei volontari “anziani”, ma vabbè), e mi fu chiesto di indossare pantaloni e maglia blu, per avere almeno un po' di uniformità con gli altri. La divisa vera e propria arrivò più di un anno dopo, e solo grazie a un colpo di fortuna: la CRI stava cambiando il colore delle divise da blu a rosso, per cui c’erano divise blu da buttare.
Essendo studente universitario, ed essendo versato nelle prove pratiche, ho sempre avuto una preparazione eccellente, e diventai così un punto di riferimento per i miei “colleghi”. Volevo migliorare ancora, per cui mi iscrissi al corso di secondo livello, che allora si chiamava PSTI (pronto soccorso e trasporto infermi). Restai molto stupito dal fatto che avessero partecipato anche diversi volontari anziani (di età, non di esperienza). Mi spiego meglio: questo corso serve a preparare i volontari ai servizi in ambulanza (anche il 118), e quindi si corre, ci si inginocchia, si sollevano persone ecc… Una delle partecipanti aveva difficoltà persino ad alzarsi dal divano. Potevo capire benissimo come in un gruppo così piccolo il Commissario potesse avere difficoltà a scoraggiare queste persone dal partecipare, poiché non voleva rischiare di offenderle, ma ero sicuro che i bravissimi formatori prima o poi li avrebbero fermati. E invece no, tutti promossi. Ma che cazzo?!
In seguito, mi resi conto che nell mio piccolissimo gruppo, del quale durante le attività si vedevano sempre e comunque le solite dieci persone, e ogni tanto se ne incontravano forse altre dieci, risultassero iscritti più di duecento volontari! Il motivo? Prendere voti per le elezioni del capogruppo. (Per quanto inutile possa essere una carica del genere).
Pazienza, io pensai di fare la mia strada, e che questi titoli regalati fossero sostanzialmente vuoti, ovvero che tali persone non si sarebbero mai azzardate a salire in ambulanza. Per fortuna era così, ma comunque mi sentivo sminuito, dopo che avevo studiato, ed a casa avevo ripetuto per ore le manovre di soccorso sui miei poveri familiari inerti.
Finito questo corso, che comunque trovai interessantissimo e professionalizzante, andavano svolte 80 ore di tirocinio come membro in esubero di un equipaggio di soccorso, (giustamente la CRI non vuole responsabilizzare una persona, anche se qualificata, se prima non la mette alla prova sul campo). Io non vedevo l’ora di fare il mio tirocinio! Ma dal Commissario nessuna notizia…
“Allora, quando e dove posso cominciare il tirocinio?” Gli chiesi.
“Aspetta, abbi pazienza.” mi rispose infastidito “Ti faremo sapere noi.”
Ma le settimane passavano senza nessuna notizia.
Per fortuna sono una persona persistente, e lo chiamai diverse volte. Alla fine, e dopo una specie di litigio telefonico, mi indicò il contatto del responsabile di un gruppo vicino, dove si svolgeva servizio di 118. Fu questo un primo duro colpo che ricevetti dal volontariato: avevo capito che il mio Commissario, persona da me stimata e seguita, non mi voleva rivelare questa informazione perché invidioso della mia formazione (che stava per superare la sua, anche se aveva una superiore anzianità di servizio), e geloso del fatto che potessi svolgere attività in un gruppo diverso dal suo. Voi vi rendete conto di che motivazioni patetiche e controproducenti?
Ancora una volta portai pazienza, in fondo non ero entrato in Croce Rossa per fare contento il mio Commissario, bensì per rendere un servizio alle persone, e quindi iniziai la mia avventura sull’ambulanza del 118.
Era vero che a quel punto mi era stata affidata una divisa blu, ma era vecchia e di tessuto normale, e non mi avrebbe protetto dal sangue e dal vomito con i quali iniziai ad avere a che fare, per cui mi dissi “vaffanculo, è inutile aspettare le istituzioni, una divisa seria me la compro io”. E così feci, facendo una spesa non trascurabile per uno studente universitario quale ero. La divisa ed il tesserino, che sto ancora aspettando, mi erano state promesse il primo giorno del mio volontariato.
A parte questo, il mio servizio con il 118 è stato un periodo bello e formativo, di cui parlo ancora con orgoglio, ma vorrei qui soffermarmi su due devastanti scoperte che feci quella estate:
  1. Non eravamo tutti volontari, ma alcuni dei miei “colleghi” erano dipendenti veri e propri.
  2. La popolazione non ci amava, né rispettava il nostro operato.
Il primo punto è spiegato da una considerazione forse ovvia: la Croce Rossa Italiana è un apparato gigantesco, che gestisce migliaia di persone e mezzi. Pertanto, non può funzionare affidandosi unicamente a volontari, ma necessita di continuità. I dipendenti sono necessari.
Purtroppo però questa cosa ha un risvolto sinistro: esiste una frattura, più o meno profonda a seconda dei vari gruppi, tra la popolazione di persone che mettono a disposizione il proprio tempo libero, e quella di chi fa le stesse cose ma a fine mese mette in tasca lo stipendio. All’inizio non ci facevo caso, non mi interessava nemmeno, ma con il passare degli anni questa differenza la notavo sempre di più. Potrete immaginare cosa significhi svegliarsi presto la mattina, fare decine di chilometri rimettendoci benzina, pasti e caffè, e magari sentirsi felici perché si hanno attorno decine di persone uguali a te, solamente per scoprire in seguito che alcune di quelle persone fanno le stesse identiche cose che hai fatto tu, ma con lo stipendio, il rimborso spese, e con la macchina aziendale. Capirete inoltre, che non sempre un dipendente svolge il lavoro al massimo del proprio impegno, e quindi si può a volte creare la situazione grottesca in cui tu, da volontario con due o tre anni di anzianità di servizio, sei più preparato e fai di più di un dipendente che sta in Croce Rossa da vent’anni.
Arriviamo poi al secondo punto: l’atteggiamento della popolazione locale verso la Croce Rossa. Forse vi ricorderete di quell’increscioso episodio giunto alla cronaca negli anni scorsi, nel quale alcune persone a Napoli devastarono un’ambulanza della CRI perché era arrivata troppo tardi, e di come questa cosa stridesse nelle nostre menti con il famoso detto: “non sparate sulla Croce Rossa”. Ebbene io quell’episodio non l’ho vissuto di persona ma lo comprendo perfettamente. In tutta la mia esperienza, ripeto da volontario, la popolazione locale ci ha guardati sempre con sospetto, ed è sempre stata pronta a criticare e disprezzare la nostra seppur minima incertezza.
E’ vero, abbiamo ricevuto anche degli applausi, quando siamo stati rapidi ed efficienti, ma ci è capitato anche di sbagliare ed essere presi ad improperi. Per me questo atteggiamento si è rivelato alla fine intollerabile: non sono un martire, se faccio del volontariato senza averne beneficio non posso accettare anche di essere preso a soprusi.
Per capire questa predisposizione così odiosa, bisogna considerare che la popolazione della Campania è storicamente esasperata da decenni di malasanità, i cui componenti si sono approfittati di loro nei modi più spregevoli, e che giustamente non sa di avere davanti dei volontari (anzi, come ho detto molto spesso ha davanti dei professionisti del settore). Quindi, quando i Campani vedono arrivare un’ambulanza, il loro presupposto è che sia il prodotto di scarto di un sistema marcescente, e devo dire che molto spesso hanno ragione. Vi spiego il perché:
Il sistema di volontariato, di cui ho fatto estensiva esperienza diretta, e che ho sopra descritto, non è altro che la pallida imitazione del sistema sanitario della Campania. Sostanzialmente si tratta di un sistema feudale, dove i vertici si affannano ad ottenere potere politico, e a dimostrare lo status con ostentazioni di prestigio sia materiali che di incarichi e ruoli ricoperti. Quanto più ci si allontana dalle cime, tanto più si osservano i materiali peggiori, le attrezzature più danneggiate, gli incarichi più umili ecc. Le persone più altruiste e volenterose finiscono molto spesso per annegare nel marasma dei corrotti, e quelle più grette si aggrappano ed ostentano ogni grammo di potere sul quale riescono a mettere le mani, e molto spesso si tratta di potere immaginario.
La persone comuni, dal canto loro, subiscono del tutto questa cultura feudale, perché vedono i professoroni come figure da osannare, e valutano tutti gli altri in base a quanto possono aiutarli ad ottenere un’assistenza migliore. Sono pochi e degni di nota i professionisti della sanità di cui ci si può fidare. La corruzione, che non si chiama così, ma viene elegantemente definita come “favori” o “regali”, è divampante. Gli impiegati comuni, che fanno il loro lavoro e non ti creano difficoltà, o che ti assistono al meglio possibile senza fartelo pesare, molto spesso sono considerati come gli ultimi stronzi.
Badate bene: non è sempre così, esistono tante e tante realtà di eccellenza, ma questa è una approssimazione generale che personalmente ritengo valida.
Io ho sempre provato a cambiare le cose dall’interno, nel mio piccolo, ma l’ho trovata una impresa impossibile, e alla fine ci ho rinunciato, per il mio benessere. Tuttavia, non accetterò mai questo stato di fatto, e farò sempre il possibile per migliorare le cose. Cosa si può fare?
E’ imperativo scindere la politica dalla sanità. Se i primari vengono scelti dai politici, e vengono di conseguenza premiati in base ai favori politici che gli rendono, è ovvio che nel tempo verranno selezionati quegli individui che preferiscono i giochi di potere ad una corretta gestione della salute pubblica. E questo tipo di primari, chi mai potrà selezionare a sua volta come loro sottoposti? Nient’altro che corrotti uguali a loro, anche se meno capaci. E così via fino ad arrivare all’ultimo scalino.
E’ impossibile svolgere bene il proprio lavoro in questo sistema? No, e ne ho vissuti tantissimi esempi, ma credo che sia fortemente scoraggiato.
Ed intanto la gente in Campania prega di ammalarsi al momento giusto, di essere ricoverata all’ospedale giusto, di conoscere in reparto l’infermiere giusto.
Occorre spezzare la catena di corruzione e malasanità, occorre informarsi, tollerare di meno, e pretendere giustizia.
Ho vissuto e vivo in prima persona la sanità in Campania, ma prima di scrivere questo pezzo volevo titolarlo: “La mia esperienza di volontariato in Sud Italia”. Poi mi sono detto che non ne sapevo abbastanza, eppure sospetto che questo discorso si possa allargare di molto.
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2020.08.19 13:51 AlexioTV SCP-002

Italiano: Elemento #: SCP-002
Classe dell'Oggetto: Euclid
Procedure Speciali di Contenimento: SCP-002 deve costantemente essere connesso a una fonte di energia, per farlo rimanere in quella che sembra essere la sua modalità di ricarica. In caso di interruzione del flusso di elettricità, l'area dovrà essere immediatamente evacuata e dovrà attivarsi la barriera d'emergenza che separa l'oggetto dal resto dello stabile. Al ripristino della corrente, sarà necessario inondare la camera di contenimento di SCP-002 con un'alternanza di raggi X e ultravioletti, fino a quando l'oggetto non sarà di nuovo connesso alla fonte di energia e ritornerà in modalità di ricarica. L'area di contenimento dovrà essere mantenuta in ogni momento a pressione negativa.
È necessario che delle squadre composte da almeno due membri rimangano entro 20 metri di distanza da SCP-002 o nella sua area di contenimento. Il personale deve mantenere contatto fisico l'uno con l'altro in ogni momento, per essere sicuri che l'altra persona sia realmente presente, poiché l'oggetto potrebbe influenzare la percezione dell'ambiente circostante.
Solo il personale di Livello 3 o superiore può accedere a SCP-002; tale restrizione può considerarsi revocata tramite autorizzazione scritta da parte di almeno due amministratori off-site di Livello 4. Il personale che possieda tale autorizzazione deve comunque essere scortato da almeno cinque membri della sicurezza di Livello 3 per tutta la durata del proprio contatto con SCP-002 e dovranno temporaneamente rinunciare al proprio rango e autorizzazione di sicurezza. Una volta che la visita sia finita, il personale in questione sarà scortato ad almeno 5 km di distanza da SCP-002 per essere sottoposto ad una quarantena di settantadue ore e ad accertamenti di natura psicologica. Nel caso in cui non siano presenti problemi, il personale di cui sopra riacquisirà il proprio rango e autorizzazione di sicurezza.
Descrizione: SCP-002 ricorda un'escrescenza tumorale carnosa con un volume di circa 60 m3. Un portello di ferro locato su un lato conduce al suo interno, che sembrerebbe essere un normale appartamento a basso prezzo di modeste dimensioni. Uno dei muri della stanza possiede una finestra, nonostante dall'esterno non sia visibile alcuna apertura. La stanza contiene diversi articoli di mobilio che, se ispezionati più da vicino, si rivelano essere sculture ossee, capelli intrecciati e diverse altre sostanze biologiche prodotte dal corpo umano. Tutti i test effettuati sino ad ora mostrano che ogni oggetto nella stanza possiede un DNA diverso o frammentario.
Si veda il Rapporto Mulhausen [cross-ref:document00.023.603] per ulteriori dettagli pertinenti la scoperta iniziale dell'oggetto.
Rapporto: Ad oggi, l'oggetto è ritenuto responsabile della scomparsa di sette membri del personale. Inoltre, da quando esso è nella custodia della Fondazione, l'oggetto ha aggiunto al proprio arredo due lampade, un tappetino, una televisione, una radio, un pouf a sacco, tre libri scritti in una lingua sconosciuta, quattro giocattoli per bambini e una piccola pianta in vaso. Tutti i test avvenuti usando diversi animali da laboratorio, inclusi primati, hanno fallito nel provocare una qualche risposta da SCP-002, così come i cadaveri. Quale che sia il processo usato dall'oggetto per convertire materia organica in mobilio, esso pare essere in grado di aver luogo solo in presenza di un essere umano ancora in vita.
Rapporto Mulhausen iddoc:00.023.603
Rapporto Mulhausen [00.023.603]
Quanto segue è un breve rapporto che dettaglia la scoperta di SCP-002.
L'oggetto è stato scoperto in un piccolo cratere nel Portogallo del nord, nel quale era avvenuto l'impatto dell'oggetto precipitato dall'orbita terrestre. Nonostante fosse contenuto in uno spesso involucro di roccia, la parte esterna e carnosa dell'oggetto era stata esposta a causa dell'impatto. Un contadino del luogo capitò per caso da quelle parti e riferì della sua scoperta al capo del villaggio. L'oggetto guadagnò l'attenzione della Fondazione quando un agente di Livello 4 stanziato sul posto rilevò un'anomalia radioattiva minore proveniente dal cratere.
Una squadra di membri della sicurezza e contenimento di SCP comandata dal generale Mulhausen venne immediatamente inviata sul luogo, dove posero immediatamente l'oggetto all'interno di un vasto container, per poi cominciare ad effettuare diversi test utilizzando soggetti provenienti dal vicino villaggio. Tre uomini inviati individualmente nella struttura scomparirono uno dopo l'altro; scoperta questa proprietà mortale di SCP-002, il generale Mulhausen rilasciò un Ordine di Eliminazione di livello 4 a di tutti i testimoni (circa 1/3 del villaggio) per assicurare che la conoscenza dell'oggetto in questione non si spargesse. In seguito, il generale ordinò il trasporto verso la struttura SCP [DATI CANCELLATI].
Durante i preparativi per il trasporto, quattro membri del personale vennero inspiegabilmente attirati all'interno dell'oggetto, dove scomparvero immediatamente. Secondo successive ispezioni, l'oggetto aveva "cresciuto" dentro sé diversi nuovi arredi, cominciando ad assomigliare all'interno di un appartamento. Il generale Mulhausen richiese immediatamente delle tute HAZMAT di Classe III per i rimanenti membri del team, che procederono a trasportare il container su una nave da trasporto per il viaggio verso la struttura di contenimento SCP.
[DATI CANCELLATI]
[DATI CANCELLATI]
Conseguentemente all'eliminazione del generale Mulhausen, SCP-002 venne messo al sicuro ancora una volta dallo staff SCP e portato nella struttura speciale di contenimento in [REDATTO], dove si trova tuttora. Dopo l'incidente del generale Mulhausen è stato negato l'accesso a SCP-002 allo staff con autorizzazione inferiore a Livello 3, salvo autorizzazione di almeno due amministratori di Livello 4.
English: Item #: SCP-002
Object Class: Euclid
Special Containment Procedures: SCP-002 must constantly be connected to a power source in order for it to remain in what appears to be its charging mode. In case of interruption of the flow of electricity, the area must be evacuated immediately and the emergency barrier that separates the object from the rest of the building must be activated. When power is restored, it will be necessary to flood SCP-002's containment chamber with an alternation of X-rays and ultraviolet rays, until the object is again connected to the power source and returns to charging mode. The containment area must be kept at negative pressure at all times.
Teams of at least two members are required to remain within 20 meters of SCP-002 or its containment area. Staff must maintain physical contact with each other at all times to be sure that the other person is really present, as the object could affect the perception of the surrounding environment.
Only Level 3 or higher personnel can access SCP-002; this restriction may be considered lifted by written authorization from at least two Level 4 off-site administrators. Personnel holding this authorization must still be escorted by at least five Level 3 security members for the duration of their contact with SCP- 002 and will have to temporarily renounce their security rank and clearance. Once the visit is over, the personnel in question will be escorted at least 5km away from SCP-002 to undergo a seventy-two hour quarantine and psychological assessment. In the event that there are no problems, the above personnel will regain their security rank and clearance.
Description: SCP-002 resembles a fleshy tumor growth with a volume of approximately 60m3. An iron hatch located on one side leads inside, which would appear to be a normal low-priced apartment of modest size. One of the walls of the room has a window, although no opening is visible from the outside. The room contains several pieces of furniture which, when inspected more closely, turn out to be bone sculptures, braided hair, and several other biological substances produced by the human body. All the tests carried out so far show that every object in the room has a different or fragmentary DNA.
See the Mulhausen Report [cross-ref: document00.023.603] for further details pertaining to the object's initial discovery.
Report: To date, the object is held responsible for the disappearance of seven staff members. Moreover, since it has been in the custody of the Foundation, the object has added to its furniture two lamps, a mat, a television, a radio, a bean bag, three books written in an unknown language, four toys for children and a small potted plant. All tests using various laboratory animals, including primates, have failed to elicit any response from SCP-002, as have corpses. Whatever the process used by the object to convert organic matter into furniture, it seems to be able to take place only in the presence of a living human being.
Mulhausen report iddoc: 00.023.603
Mulhausen Report [00.023.603]
The following is a brief report detailing SCP-002's discovery.
The object was discovered in a small crater in northern Portugal, where the impact of the object that fell from Earth's orbit had occurred. Despite being contained in a thick rock envelope, the fleshy exterior of the object had been exposed due to the impact. A local peasant happened to be there and reported his discovery to the village chief. The object gained the Foundation's attention when a Level 4 agent stationed there detected a minor radioactive anomaly originating from the crater.
A team of SCP security and containment members commanded by General Mulhausen was immediately dispatched to the site, where they immediately placed the object inside a large container, and then began carrying out several tests using subjects from the nearby village. Three men sent individually to the facility disappeared one after another; Upon discovering this deadly property of SCP-002, General Mulhausen issued a Level 4 Elimination Order to all witnesses (approximately 1/3 of the village) to ensure that knowledge of the object in question did not spread. Later, the general ordered transportation to the SCP facility [DATA EXPUNGED].
During the preparations for the transport, four staff members were inexplicably lured inside the object, where they immediately disappeared. According to subsequent inspections, the object had "grown" within itself several new furnishings, beginning to resemble the interior of an apartment. General Mulhausen immediately requested Class III HAZMAT suits for the remaining team members, who proceeded to transport the container onto a transport ship for the journey to the SCP containment facility.
[DATA EXPUNGED]
[DATA EXPUNGED]
Following the elimination of General Mulhausen, SCP-002 was once again secured by SCP staff and taken to the special containment facility in [REDACTED], where it remains today. After General Mulhausen's incident, staff with authorization below Level 3 have been denied access to SCP-002, unless authorized by at least two Level 4 administrators.
Español: Artículo #: SCP-002
Clase de objeto: Euclid
Procedimientos especiales de contención: SCP-002 debe estar constantemente conectado a una fuente de energía para que permanezca en lo que parece ser su modo de carga. En caso de interrupción del flujo eléctrico, se debe evacuar la zona de inmediato y se debe activar la barrera de emergencia que separa el objeto del resto del edificio. Cuando se restablezca la energía, será necesario inundar la cámara de contención de SCP-002 con una alternancia de rayos X y rayos ultravioleta, hasta que el objeto se conecte nuevamente a la fuente de energía y vuelva al modo de carga. El área de contención debe mantenerse a presión negativa en todo momento.
Se requiere que equipos de al menos dos miembros permanezcan a menos de 20 metros de SCP-002 o de su área de contención. El personal debe mantener contacto físico entre sí en todo momento para asegurarse de que la otra persona esté realmente presente, ya que el objeto podría afectar la percepción del entorno circundante.
Solo el personal de Nivel 3 o superior puede acceder a SCP-002; esta restricción puede considerarse levantada mediante la autorización por escrito de al menos dos administradores externos de Nivel 4. El personal que posea esta autorización aún debe ser escoltado por al menos cinco miembros de seguridad de Nivel 3 durante la duración de su contacto con SCP- 002 y tendrá que renunciar temporalmente a su rango de seguridad y autorización. Una vez finalizada la visita, el personal en cuestión será escoltado al menos a 5 km de SCP-002 para someterse a una cuarentena de setenta y dos horas y una evaluación psicológica. En el caso de que no haya problemas, el personal anterior recuperará su rango de seguridad y su autorización.
Descripción: SCP-002 se asemeja a un tumor carnoso con un volumen de aproximadamente 60 m3. Una trampilla de hierro ubicada en un lado conduce al interior, lo que parecería ser un apartamento normal de bajo precio y tamaño modesto. Una de las paredes de la habitación tiene una ventana, aunque desde el exterior no se ve ninguna abertura. La habitación contiene varios muebles que, cuando se examinan más de cerca, resultan ser esculturas de huesos, cabello trenzado y varias otras sustancias biológicas producidas por el cuerpo humano. Todas las pruebas realizadas hasta el momento muestran que cada objeto de la habitación tiene un ADN diferente o fragmentario.
Consulte el Informe Mulhausen [referencia cruzada: document00.023.603] para obtener más detalles relacionados con el descubrimiento inicial del objeto.
Informe: Hasta la fecha, el objeto es responsable de la desaparición de siete funcionarios. Además, desde que está bajo la custodia de la Fundación, el objeto ha incorporado a su mobiliario dos lámparas, una esterilla, un televisor, una radio, un puf, tres libros escritos en un idioma desconocido, cuatro juguetes para niños y un pequeña planta en maceta. Todas las pruebas con diferentes animales de laboratorio, incluidos los primates, no han logrado obtener ninguna respuesta de SCP-002, al igual que los cadáveres. Cualquiera que sea el proceso utilizado por el objeto para convertir la materia orgánica en muebles, parece que solo puede tener lugar en presencia de un ser humano vivo.
Informe Mulhausen iddoc: 00.023.603
Informe Mulhausen [00.023.603]
El siguiente es un breve informe que detalla el descubrimiento de SCP-002.
El objeto fue descubierto en un pequeño cráter en el norte de Portugal, en el que se había producido el impacto del objeto que cayó de la órbita terrestre. A pesar de estar contenido en una gruesa envoltura de roca, el exterior carnoso del objeto había quedado expuesto debido al impacto. Un granjero local lo encontró por casualidad e informó de su descubrimiento al jefe de la aldea. El objeto llamó la atención de la Fundación cuando un agente de Nivel 4 estacionado allí detectó una anomalía radioactiva menor originada en el cráter.
Un equipo de miembros de seguridad y contención de SCP comandados por el general Mulhausen fue enviado de inmediato al sitio, donde inmediatamente colocaron el objeto dentro de un contenedor grande y luego comenzaron a realizar varias pruebas con sujetos de la aldea cercana. Tres hombres enviados individualmente a la instalación desaparecieron uno tras otro; Al descubrir esta propiedad mortal de SCP-002, el General Mulhausen emitió una Orden de Eliminación de Nivel 4 a todos los testigos (aproximadamente 1/3 de la aldea) para asegurarse de que el conocimiento del objeto en cuestión no se extendiera. Más tarde, el general ordenó el transporte a las instalaciones de SCP [DATOS BORRADOS].
Durante los preparativos para el transporte, cuatro miembros del personal fueron inexplicablemente atraídos al interior del objeto, donde desaparecieron de inmediato. Según inspecciones posteriores, el objeto había "crecido" dentro de sí mismo varios muebles nuevos, comenzando a parecerse al interior de un apartamento. El general Mulhausen solicitó de inmediato trajes HAZMAT Clase III para los miembros restantes del equipo, quienes procedieron a transportar el contenedor en un barco de transporte para el viaje a la instalación de contención de SCP.
[DATOS BORRADOS]
[DATOS BORRADOS]
Después de la eliminación del General Mulhausen, SCP-002 fue nuevamente asegurado por el personal de SCP y llevado a la instalación de contención especial en [CENSURADO], donde aún se encuentra. Después del incidente del General Mulhausen, al personal con autorización por debajo del Nivel 3 se le ha negado el acceso a SCP-002, a menos que lo autoricen al menos dos administradores de Nivel 4.
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2020.08.13 14:45 AntoStealth Accadeva oggi.... 13 agosto

Accadeva oggi.... 13 agosto

13 agosto 1940 (Aviation History)

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L'Adlertag (tradotto dal tedesco in "Giorno dell'Aquila"; in inglese: "Eagle Day") fu il primo giorno dell'Unternehmen Adlerangriff ("Operazione Attacco dell'Aquila"), nome in codice dato all'Aviazione tedesca all'operazione militare il cui scopo era distruggere la controparte britannica.
La distruzione della Royal Air Force da parte della Luftwaffe era necessaria affinché le unità navali tedesche potessero attraversare il Canale della Manica senza opposizione aerea e affinché la Home Fleet, che avrebbe potuto opporsi all'invasione dal mare fosse priva di protezione dal cielo. Adolf Hitler ordinò quindi al Comandante in Capo della Luftwaffe, il Reichsmarshall Hermann Goring, e all'Oberkommando der Luftwaffe di preparare l'operazione.
L'obiettivo principale era la distruzione del Fighter Command per cui, per tutto luglio e i primi di agosto, i tedeschi fecero i preparativi. La data dell'assalto fu posticipata diverse volte per il brutto tempo e infine fu decisa per il 13 agosto 1940.
Tuttavia, Göring e Hitler auspicavano che una volta resa impotente la RAF i britannici si arrendessero, rendendo così non più necessaria l'invasione.

Il primo raid

La mattina del 13 agosto, il tempo non era sereno così Göring ordinò che il raid fosse rinviato. Tuttavia, i Dornier DO 17 del KG 2 non furono informati e decollarono alle ore 04:50 diretti verso i loro obiettivi. I bombardieri si incontrarono con la loro scorta appartenente allo ZG 26 sopra la Manica. Lo ZG 26 ricevette l'ordine di rinvio, tranne i gruppi II. e III., appartenenti anch'essi al KG 2, che quindi presero parte alla missione. L'unità si mise in formazione alle 05:10, guidata dallo tenente Colonnello Johannes Fink. Alcuni piloti della scorta, al comando dell'sottotenente Joachim Huth, tentarono di avvertire i Dornier del rinvio con performance acrobatiche, non essendo in grado di contattare i bombardieri via radio. Fink tuttavia li ignorò e continuò per la sua strada, diretto verso il suo obiettivo, il campo d'aviazione a Eastchurch sull'Isola di Sheppey. Albert Kasserling aveva esplicitamente dato ordine che i bombardieri abbandonassero la missione nel caso in cui la loro scorta non si fosse presentata; tuttavia Fink non volle essere accusato di aver fallito e proseguì lo stesso. Il viaggio di ritorno del KG 2 avrebbe sorvolato il territorio di competenza del Gruppo RAF N.º 11 e, senza la scorta dei Bf 109, i bombardieri avevano poche possibilità di ritornare alla base. A causa delle nuvole basse, la sorveglianza britannica lungo la costa giudicò male la direzione dei bombardieri [1] e neppure il radar riuscì a tracciarla correttamente, cosicché nella fase iniziale i caccia inglesi ebbero un ritardo nell'intercettamento. [2]
I primi avvistamenti radar giunsero tra le 05:30 e le 05:40, quando due formazioni di circa 30 aerei venne localizzata pressoAmiens. Per trenta minuti sorvolarono la Manica e alle 06:10 si furono in vista della Gran Bretagna. Ignari dell'errore commesso, alle 06:15 i controllori inglesi ordinarono l'intercettamento a tre squadroni e ne dispiegarono altri tre in riserva. Le unità inglesi erano lo Squadrone N.º 151, che stava proteggendo un convoglio lungo il Tamigi, il N.º 111, a protezione della base RAF a Hawkinge, il N.º 74, sopra la base di Manston, parte dello Squadrone N.º 85, lo Squadrone N.º 43 e il N.º 238, tutti e tre in sorvolo sopra Londra. Alle ore 06:25, le formazioni tedesche avevano raggiunto la costa. Lo Squadrone N.º 238 fu inviato a proteggere la sua base, a Warwell, mentre il N.º 257 venne fatto decollare alle 06:20 per pattugliare Canterbury. Non soddisfatti della situazione, tra le 06:30 e le 06:35 i britannici inviarono gli Squadroni N.º 601, N.º 213, N.º 64 e N.º 87, per intercettare i tedeschi. Il primo scontro cominciò alle 06:30. [3]
A causa degli errori e della scomparsa dai radar di uno stormo tedesco che si dirigeva a est, il KG 2 poté colpire il suo bersaglio affermando poi di aver distrutto a terra 10 Spitfire. Ritenendo di aver avvistato degli aerei da caccia, i tedeschi si convinsero che Eastchurch fosse una base del Fighter Command, così la Luftwaffe nella settimana seguente attaccò la base per ben sette volte. Nonostante ciò, i tedeschi non riuscirono a mantenere una pressione costante sulla RAF e i raid risultarono troppo sporadici, concedendo così agli inglesi tutto il tempo necessario per riprendersi. [4] Inoltre, Eastchurch non apparteneva al Fighter Command bensì al Coastal Command, che in questo primo attacco perse in realtà cinque bombardieri Bristol Blenheim e un caccia Spitfire. Diversi danni però furono riportati alle infrastrutture.
1 Collier 1980, p. 51. 2 Bungay 2000, p. 207. 3 James 2000, pp. 71–73. 4 Bungay 2000, pp. 207–208.

submitted by AntoStealth to u/AntoStealth [link] [comments]


2020.08.13 01:09 heistishere Tu che non leggi le regole:

Beh che dire, faccio le congratulazioni a tutti per il raggiungimento dei 2000 nembri,(il messaggio rimane uguale,non ho voglia di fare più di un messaggio di congratulazioni,il budget è quello che è,il counter miracolosamente si aggiornerà ogni volta), non è da tutti, seguaci di Poldo.
So che c'è gente neofita di reddit appena entrata..... Beh un subreddit, come tutti i subreddit, ha delle REGOLE (si trovano sulla sidebar a destra da PC , o eseguendo un cosiddetto swipe da destra verso sinistra della schermata iniziale del subreddit da mobile). LEGGETELE, PER L'AMOR DEL CIELO.
Non volete leggerle, abbiamo una soluzione alternativa su misura per voi, si chiama ban.
So che siete molto gasati dal fatto che Poldo farà una live sul suo subeddit entro breve... Tuttavia non è una ragione buona per postare cose non consentite,né tantomeno per noi di smettere di fare i mod.
Ah ma quindi... Se fai un post e lo rimuovi prima che noi mod lo notiamo... non puoi venire bannato, giusto? SBAGLIATO, TUTTI i post restano visibili sul subreddit a noi mod e anche sulla sezione "reddit-post" del discord di Poldo (che ho già linkato in un' altra informazione di servizio) con tanto di nome utente, data del post e qualsiasi contenuto del post stesso (anche multimediale).
Vuoi ricevere l'agognato flair "Nice Shitposter",che viene conferito solo ai pochi eletti che riescono a far ridere tutti (compresi noi mod)? La strada per il successo è costellata di tortuosità, ma se vuoi essere rispettato nella community, le REGOLE sono d'uopo.
Detto questo, spero veramente che riuscirete a fare ridere (in realtà speriamo che non abbiate un umorismo che faccia pena, ma già qua è difficile,figuriamoci il riuscire a farci ridere.... vabbè,questa effettivamente è cattiveria gratuita....),che il Suus sia sempre con voi
submitted by heistishere to PoldHub [link] [comments]


2020.08.10 13:50 -might-delete-later- Conto deposito - ha senso vincolare le somme "progressivamente"?

Buongiorno a tutti, sono un lavoratore dipendente e riesco a mettere via tra i 500 e i 1000€ al mese (variabile, ma generalmente più verso i 500). Fra 18-24 mesi vorrei comprare casa e utilizzare questi soldi per accendere il mutuo. Nell'attesa, stavo pensando di metterli su FCA Bank per non lasciarli "inutilizzati".
La mia domanda è, ha senso vincolare piccole somme progressivamente? 2000€ oggi, 500€ fra un mese, 1000€ fra due mesi... Non ho capito bene come funziona il vincolo se deposito le somme in momenti separati. Posso fare così o è meglio aspettare di avere una somma più importante e depositarla tutta insieme (col "rischio" che mancheranno meno di 15 mesi alla data in cui dovrò prelevarli per l'anticipo sulla casa)?
submitted by -might-delete-later- to ItaliaPersonalFinance [link] [comments]


2020.08.07 21:11 lostorico Recensione a: Antonio Gibelli, La Grande Guerra degli italiani. 1915-1918

Recensione a: Antonio Gibelli, La Grande Guerra degli italiani. 1915-1918

https://preview.redd.it/vux18l4eqmf51.jpg?width=395&format=pjpg&auto=webp&s=7b69c6aeb2c71a52b4b3ab882ea49f9b4beb8667
Il valore di cesura epocale della Grande Guerra è un dato di fatto ormai comunemente accettato: Hobsbawm ha fatto iniziare il suo “Secolo breve” col 1914; in un libro discutibile e discusso Arno Mayer ha fatto finire l’Ancien régime alla stessa data e, più recentemente, Richard J. Evans ha chiuso la sua grande sintesi sull’Ottocento con l’inizio della prima guerra mondiale (vedi, Alla conquista del potere. Europa 1815-1914).
Che la Grande Guerra segni la fine del mondo aristocratico come ha sostenuto Mayer, o del mondo formatosi attorno all’ascesa della borghesia, come ritengono Hobsbawm e Evans, poco importa. Ciò che conta è il fatto che la Grande Guerra chiude un’epoca e ne apre un’altra.
La apre all’insegna della novità più sconvolgente: la capacità di produrre morte in modo seriale, anonima e su scala inimmaginabile fino a quel momento. Il progresso tecnologico che si innesta nella produzione bellica introduce per la prima volta la possibilità di produrre armi e munizioni a getto continuo e, conseguentemente, la possibilità di uccidere indefinitamente. Ma in realtà, in quella guerra, per la grande massa di fanti-contadini abituati alla vita dei piccoli paesi, tutto appare sovradimensionato, impressionante: il numero dei proiettili e delle armi, la quantità di derrate alimentari o della posta e… quello dei cadaveri: “i soldati parlano spesso della mass dei morti come se fosse merce accatastata e imballata” (p. 143). La guerra produce anche una morte qualitativamente diversa che inverte il percorso fatto fino allora fin almeno dalla fine del Settecento. Da due secoli si tendeva a rendere la morte più asettica, depurata, meno invadente (si pensi alla costruzione dei cimiteri al di fuori dei paesi); ora, in trincea, i soldati sono costretti a guardare continuamente i cadaveri immobili nella “terra di nessuno”, le loro carni entrare in putrefazione, marcire murando lentamente in materiale organico e a sentirne il fetore (p. 337).
Il mito risorgimentale dell’eroismo del soldato cade miseramente e questi viene introdotto in un “tritacarne” che lo rende anonimo, lo trasforma in semplice carne da macello, lo spersonalizza inserendolo in un contesto in cui egli diventa e si sente come infinitesima parte, del tutto ininfluente, di un meccanismo infinitamente più grande di lui, avvertito come incontrastabile e inarrestabile.
Si tratta di un processo del tutto nuovo che ha ricadute su molti versanti. La “quantità” impressionante, continua, infinita di morte produce assuefazione: la morte (non soltanto quella provocata dalle armi, ma anche dalle malattie) diventa una costante, una presenza quotidiana che dà vita a reazioni molteplici: dal rifiuto della guerra e alla sua denuncia, a forme di “spaesamento” e smarrimento della propria personalità, all’esaltazione della morte e della violenza. A medici e psichiatri si presenta una psicopatologia inedita: lo “shell schock”, lo “schock da combattimento” (un tema sul quale Gibelli ha scritto un libro importante).
L’esaltazione della morte e della violenza rivestono una particolare importanza nel caso italiano. Gibelli illustra come la Grande Guerra sia stata l’incubatrice del fascismo. Un aspetto interessante di questo fenomeno, analizzato con finezza dall’A. è lo scadimento del linguaggio. In alcuni giornali il linguaggio diventa volgare, violento, diretto a screditare l’avversario non nella sfera delle idee ma con argomentazioni che escono dalla politica e che spesso riguardano perfino i connotati fisici dell’avversario. Anche in questo caso si tratta di un processo di incubazione: il disprezzo volgare dell’avversario e la violenza verbale diventano premessa per la futura violenza fisica delle squadre fasciste (vedi ad es. pp. 326 e ssgg.)
Il passaggio dalla violenza verbale a quella futura dei manganelli è solo uno degli aspetti della maturazione del fascismo. In realtà, e l’A., lo dimostra ampiamente, la guerra sviluppa una serie di “torsioni” che sboccano inevitabilmente nel prossimo regime.
In primo luogo la netta maggioranza degli italiani è contraria alla guerra e la decisione di entrare nel conflitto viene presa da un manipolo di personalità nel completo disprezzo di una volontà popolare di segno opposto sebbene perfettamente conosciuta. Siamo quindi di fronte ad una evidente forzatura al limite del “colpo di stato” per affermare la volontà di un’infima minoranza sulla stragrande maggioranza della popolazione. La spaccatura tra interventisti e neutralisti diventa così una frattura che attraversa tutto il conflitto e prosegue ben oltre. Il nemico non è soltanto quello esterno degli eserciti nemici, ma ne esiste anche uno interno: sono i pacifisti e le forze politiche neutraliste (socialisti e, in una certa misura, cattolici), accusati di sabotare lo sforzo bellico.
Il prevalere delle idee nazionaliste a favore della guerra fu dovuto alla messa a punto di una propaganda ossessiva e capillare – che fu indirizzata a tutti, perfino ai bambini – ma anche alle posizioni oggettivamente deboli delle forze pacifiste. Le posizioni neutraliste del socialismo internazionale si dissolsero: tranne quello italiano tutti i partiti socialisti dei paesi coinvolti nel conflitto votarono i crediti di guerra ai loro governi. L’interventismo democratico, che vedeva nella guerra l’occasione per fare piazza pulita della società esistente, vide le proprie idee clamorosamente smentite dai fatti. E lo stesso partito socialista finì paralizzato dalla propria posizione espressa nell’ambigua formula “nè aderire nè sabotare”.
Gli scenari aperti dalla Grande Guerra pongono sotto pressione la classe dirigente liberale che si rivela incapace di governarli. Uno dei più importanti e decisivi è il fatto che la guerra fa irrompere definitivamente le masse nella vita politica e civile del Paese. Oltre al bisogno incessante di soldati, il protrarsi e le dimensioni del conflitto richiedono interventi dello Stato in molti ambiti. Dall’organizzazione e direzione di alcuni settori dell’economia e della produzione (la Mobilitazione Industriale arriverà a controllare quasi 2000 stabilimenti per un totale di 571.000 occupati, più del 70% concentrati a Milano, Torino e Genova, p. 179), al proliferare della burocrazia, alla messa a punto di una propaganda diversificata, efficace e martellante.
Un ruolo centrale viene ricoperto dalle donne: esse entrano negli uffici e nelle fabbriche, nelle organizzazione di volontariato e negli ospedali. Per molte di loro la guerra apre un periodo di emancipazione e di relativa libertà dai molti vincoli e limiti nei quali erano costrette in precedenza. Sulle donne di campagna grava il peso del lavoro dei campi in sostituzione degli uomini, ma la direzione degli affari di famiglia le rende più autonome e sicure di sé. Non è un caso se alcune delle proteste più importanti contro il caro-viveri vedano in primo piano le donne.
Se le donne si pongono come soggetto che i governi non possono sottovalutare, l’incapacità delle classi dirigenti di comprendere le situazioni nuove prodotte dalla guerra sono visibili perfino nel fastidio che la parte della classe politica favorevole alla guerra dimostra verso le manifestazioni interventiste nella primavera del 1915. Abituata a governare dall’alto il Paese, la classe dirigente liberale non sa maneggiare e controllare la piazza e ne diffida.
Il ridursi della distanza tra “paese legale” e “paese reale”, tra governanti e governati e la scarsa conoscenza dei primi nei confronti dei secondi provoca un atteggiamento vessatorio delle élites nei confronti della popolazione. Se lo scatenarsi del conflitto ha colto di sorpresa i governi dei paesi coinvolti nel 1914, l’Italia ha avuto un anno a disposizione per valutare lo scenario che la guerra stava delineando. Al momento dell’entrata in guerra era già evidente che si trattava di un conflitto diverso e ben più micidiale di quelli precedenti.
Eppure quella distanza viene continuamente ribadita. Lo si vede nella implacabile disciplina di guerra; nell’abissale differenza di trattamento tra graduati e soldati semplici; nella odiata e temutissima pratica delle “decimazioni” (il sorteggio casuale di condanne a morte in caso di ammutinamenti e rivolte dei soldati, vedi p. 123); nella devastante e sempre più insensata strategia militare, imposta dall’inflessibile Cadorna, degli assalti che costano migliaia e migliaia di vittime e feriti per pochi palmi di terra. E ancora, lo si riconosce nella generale incomprensione dei medici sulle ragioni che portano non pochi soldati a procurarsi lesioni e ferite e in quella degli psichiatri di fronte ai traumi di guerra. Lo si constata nella durissima legislazione di guerra vigente nelle fabbriche impegnate nella produzione bellica (mentre alcune grandi industrie crescono enormemente sia in termini di addetti che di profitti). Lampante poi, in questo senso è l’atteggiamento dei governi nei confronti dei prigionieri di guerra: mentre le potenze dell’Intesa raggiunsero accordi con gli Imperi centrali per far avere rifornimenti ai prigionieri, “il governo italiano, convinto a lungo di non poter contare sulla fedeltà dei combattenti” proibì e ostacolò “in ogni modo la pratica degli aiuti organizzati” (pp. 130-131 e 265-66).
L’entrata delle masse nella vita del Paese ebbe anche altri effetti. Parafrasando il titolo di un libro importante sulla Francia, Gibelli titola un capitolo: “da contadini a italiani”. Per moltissimi soldati la guerra significò uscire dagli angusti limiti del paese in cui erano nati e avevano vissuto e lavorato fino a quel momento: conobbero città, usi e costumi nuovi; mentalità diversissime entrarono in contatto e si confrontarono (p. 162). La guerra fu anche, per moltissimi fanti-contadini, una grande scuola nel vero senso del termine: moltissimi impararono a leggere e scrivere. Da questo punto di vista “si trattava insomma del primo, grande esperimento di pedagogia di massa, della prima operazione su larga scala di condizionamento e di formazione dell’opinione pubblica in chiave nazional-patriottica. Quel che non aveva potuto o voluto fare la scuola veniva tentato ora in quella scuola sui generis che era l’esperienza di trincea” (p. 134)
Tuttavia, il passaggio da contadini a italiani o, in altri termini, da sudditi a cittadini, avvenne in modo distorto. Tra i ceti dominanti era diffusa l’idea che al popolo italiano fosse necessario passare attraverso una sorta di cerchio del fuoco per maturare e acquisire la piena cittadinanza. In altri termini, quel passaggio avvenne all’insegna della coercizione imposta dall’alto: “le classi dirigenti non solo gettarono milioni di uomini al massacro, ma contemporaneamente offrirono e imposero alle classi popolari le parole per dare un nome e un senso a ciò che ai loro occhi non ne aveva” (p. 151). Se espressioni di patriottismo, ancorché incerte (e spesso non del tutto sincere) si affacciano nella corrispondenza, segno di una certa efficacia della propaganda, tuttavia “quel che […] non emerge mai nelle testimonianze dei soldati è un’identificazione (e men che meno una fiducia nello stato e nelle istituzioni, p. 158)”.
Dunque il processo di nazionalizzazione delle masse avvenuto durante la Grande Guerra si presenta monco, incompiuto. Lo testimonia la vicenda tragica di Caporetto, in un certo senso punto di arrivo della storia dall’unificazione in poi e ripartenza di quella successiva (tra Caporetto e l’8 settembre 1943 si sono non poche analogie (pp. 260 e ssgg). Se è vero che dalla coercizione pura e semplice si passò ad una più sofisticata strategia di persuasione e di attenzione alla vita dei soldati, non di meno le responsabilità militari degli alti gradi dell’esercito furono occultati. Gli interventisti considerarono Caporetto come prova evidente della propaganda “disfattista” dei neutralisti – e a testimonianza di un’altra “torsione” la prosecuzione della guerra fino alla vittoria veniva giustificato proprio col fatto che la guerra aveva richiesto immensi sacrifici e innumerevoli vittime. Ma Caporetto evocava lo spettro di masse armate le quali, anziché subire docilmente un “salutare processo di disciplinamento [e di] omologazione […] passando così dall’esclusione all’inclusione subalterna nella nazione”, si dimostrava pronta a dirigersi verso obiettivi diversi da quelli indicati. In breve: con Caporetto “si presentava insomma il problema del controllo sociale in una società rimescolata” dalla guerra e i cui vecchi equilibri venivano profondamente intaccati. La reazione delle classi dominanti fu quella di ricorrere agli schemi interpretativi della criminologia di stampo positivistico, ai temi dell’inferiorità biologica della plebe, evidenziando così la particolare arretratezza della società italiana (pp. 274-75). (Su Caporetto vedi anche Caporetto sul web).
Contrariamente a quanto è stato talvolta sostenuto, Gibelli ritiene che Caporetto non compattò affatto la società italiana che si riscuote di fronte allo spettro dell’invasione: questa interpretazione rischia di essere “più un mito che una verità accertata […]. L’idea della guerra come cosa propria […] non era mai diventata una convinzione davvero diffusa né tra le truppe né nel paese” (pp. 303-304). Al contrario, Caporetto rafforzò la contrapposizione tra interventisti e neutralisti convincendo i primi della necessità di imbavagliare “Parlamento e oppositori, liquidando le libertà e ristabilendo in maniera ferrea le gerarchie sociali” (p. 308). Da Caporetto si sprigionano pulsioni forcaiole e reazionarie che si espandono e coinvolgono i ceti medi, cresciuti numericamente anche grazie alla guerra, ma declassati dall’inflazione, dall’avvenire incerto e quindi attraversati da profonda irrequietezza. Questi ceti trovarono qualche rassicurazione proprio dall’intensa mobilitazione patriottica. In breve: il fascismo era alle porte.
La disfatta di Caporetto fu oggetto di una inchiesta che però occultò la responsabilità delle gerarchie miliari (Badoglio ne uscì indenne nonostante avesse gravi responsabilità) e venne chiusa in fretta in quanto aveva accresciuto la spaccatura tra neutralisti e interventisti. Il vento di destra che iniziò a spirare nel Paese e l’avvento del fascismo misero a tacere il fatto che migliaia di uomini erano stati portati al massacro contro la loro volontà provocando così non solo una ulteriore sconfitta dei neutralisti, ma una nuova distorsione nel dar forma alla memoria dell’evento. Molto opportunamente l’A. rimarca che “i combattenti non si sentivano affatto eroi […]. ll mito della guerra eroica è una costruzione culturale elaborata soprattutto a posteriori dai volontari per nobilitare la morte di massa” (p. 208).
Con La Grande Guerra degli italiani Gibelli ha scritto una storia di come gli italiani vissero e si comportarono durante il conflitto. Un angolo visuale del genere implica rispondere ai vari interrogativi insiti nella domanda più generale avvalendosi di una documentazione che consenta di studiare l’animo degli italiani di fronte e all’interno del conflitto. Per questa ragione alla letteratura e alla documentazione archivistica, Gibelli affianca epistolari, diari, testimonianze – esaminandoli con le dovute cautele e grande finezza. Ciò di consente da un lato di illustrare le molte sfumature dei pensieri e delle posizioni via via assunti dai combattenti, dai loro famigliari, amici e dai protagonisti; dall’altro di illuminare dal basso le loro vicende.
Ne emerge un libro scritto con grande finezza, scritto con una penna leggera e sensibile che pone in risalto il lascito di un evento che continua ancora oggi ad agire: dopo la Grande Guerra nessun conflitto di medie dimensioni avrebbe fatto contare le vittime in migliaia, ma a decine, centinaia di migliaia, se non a milioni. Senza possibilità di uccidere in serie, cioè senza la Grande Guerra, i campi di sterminio non sono immaginabili. Così come un percorso probabilmente diverso avrebbe preso la rivoluzione russa: la militarizzazione della società in URSS – certamente accresciuta e alimentata da una feroce guerra civile – aveva le sue radici nella prima guerra mondiale. E purtroppo anche la nostra assuefazione alla visione della morte e di violenza di ogni genere proviene da quel terribile evento.
Pubblicato più di vent’anni fa, La Grande Guerra degli italiani di Antonio Gibelli è ancora un libro importante e davvero bello.
Buona lettura.
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